Mentre Ford persegue l'obiettivo di ridurre di 2.900 unità (il 14% del totale) i posti di lavoro nelle sue fabbriche europee entro il 2027, l'Ovale blu affida la ripartenza dopo la sbornia "full electric" a soluzioni più realistiche, multi energia. Sopravvive però la partnership con la (defunta) Ampere di Renault

Mentre negli Usa Ford, reduce da una svalutazione di 19,5 miliardi di dollari dovuta alla decisione di ingranare la retromarcia sull’elettrificazione della gamma (che ha comportato anche la cancellazione di diversi veicoli alla spina) firma con Edf il suo primo importante accordo per lo stoccaggio di energia nella rete elettrica attraverso la controllata Ford Energy (nata per riorientare l’infrastruttura di produzione di batterie verso il mercato dell’accumulo di energia per la rete elettrica), in Europa, tra indiscrezioni su rilanci di vetture di successo come Fiesta e Focus (“non possiamo lasciarle morire”, ha affermato il presidente della divisione europea, Jim Baumbick), c’è una sola certezza, ben fotografata da un titolo della rivista specializzata Quattroruote: l’Ovale blu ha detto addio al “solo elettrico”.

Dopo la sbornia sull’auto elettrica e il successivo bagno di realtà, la Casa statunitense intende infatti ripartire puntando questa volta su di una pragmatica strategia multi-energia. In particolare, riparte da Almussafes, stabilimento spagnolo che negli ultimi giorni ha fatto notizia perché, palesemente sotto utilizzato da tempo dal costruttore occidentale, potrebbe presto essere almeno in parte acquistato dai cinesi di Geely, desiderosi di fare breccia nel muro dei dazi europei impiantando in loco la propria produzione.