Firenze, 25 maggio 2026 – Oggi si scrive la storia. Costruito nel Trecento e amato in tutto il mondo, per Ponte Vecchio è arrivato il momento di un intervento storico. Da oggi prende il via infatti il primo grande restauro conservativo mai realizzato sul monumento. Perché nonostante i rifacimenti e consolidamenti effettuati nel corso dei secoli, il ponte simbolo di Firenze non è mai stato interessato da un'operazione sistematica di pulitura e valorizzazione estetica. Almeno fino ad ora. Famoso per le sue botteghe orafe e per il Corridoio Vasariano, è sopravvissuto alla seconda Guerra Mondiale, alle piene dell'Arno e vanta una storia affascinante fatta di imposizioni granducali e gesti eroici. Ecco avvenimenti e leggende legate al ‘ponte d’oro’ di Firenze.

I primi furono gli antichi Romani

A indagare la storia di quello che oggi è un simbolo globale si ripercorrono i millenni. I primi a realizzare presso un guado poco più a nord un transito a più arcate furono i romani, attorno al 50 a. C.: una costruzione con piloni in muratura (ne sono stati identificati scarsi resti) e con la travatura in legno, di taglio obliquo rispetto all’Arno per attutire l’impatto delle piene, che univa il cardo “maximus” dell’antica Florentia (la Visul etrusca) con l’esterno. Una passerella che venne consolidata e allargata verso il 123 d. C., quando l’Imperatore Adriano fece costruire la “Cassia adrianea”, che univa Roma all’Etruria. Il primo attraversamento in legno risale dunque all'epoca romana. Più volte distrutto dalle piene dell'Arno (incluso il disastro del 1333), l'attuale struttura fu ultimata nel 1345, ed è considerata un’opera di Taddeo Gaddi, allievo di Giotto.