La stretta monetaria della Bce resta in sospeso: dopo aver alimentato a fine aprile aspettative di un rialzo imminente dei tassi affermando "mi è chiaro in che direzione stiamo andando", Christine Lagarde un mese dopo non si sbilancia: la decisione "la saprete l'11 giugno" al prossimo consiglio direttivo della Bce, e a richiesta di un qualsiasi cenno la risposta è "no, perché la situazione attuale è di massima incertezza". Di certo "manterremo l'inflazione al 2% nel medio termine".

E' una Lagarde prudente quella che appare sugli schermi del canale Nove, intervistata a 'Che tempo che fa' mentre il mondo s'interroga sull'esito del negoziato che potrebbe mettere fine al conflitto in Iran. Quasi una frenata, rispetto all'impostazione di un mese fa, di fronte agli sviluppi - fra i post di Donald Trump sul suo social Truth e le repliche di Teheran - che aprono spiragli a uno stop delle ostilità. Anche se un ritorno alla normalità richiederebbe tempo dopo tre mesi di flussi interrotti nello stretto di Hormuz, la Bce potrebbe lasciare il costo del denaro fermo al 2%: la prospettiva di una pacificazione frenerebbe le aspettative d'inflazione, una delle variabili chiave nelle valutazioni della Bce, e potrebbe orientare la Bce a non toccare nulla per non intaccare la crescita.