Lo spiraglio concreto di un accordo entusiasma Bruxelles. É il momento della cautela, perché di 'stop and go' sul delicato dossier della guerra in Iran se ne sono già visti parecchi, ma diversi fattori fanno pensare che l'Unione Europea e gli Stati membri faranno tutto il possibile affinchè si trovi un accordo, se non altro per l'impatto positivo che avrebbe sui mercati dell'energia. Con la conseguente speranza di non dover mettere mano - o perlomeno in misura minore - a costosi pacchetti di sostegno, dal prezzo politico alto oltre che economico. E lo dimostra il dibattito in corso sull'attivazione della clausola di salvaguardia per le extra-spese sull'energia.

"Accolgo con favore i progressi compiuti verso un accordo tra gli Stati Uniti e l'Iran: abbiamo bisogno di un'intesa che allenti realmente la tensione del conflitto, riapra lo Stretto di Hormuz e garantisca la piena libertà di navigazione senza ostacoli", ha commentato a caldo la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. "L'Europa - ha aggiunto - continuerà a collaborare con i partner internazionali per cogliere questa occasione e giungere a una soluzione diplomatica duratura. E per contenere le ripercussioni di questo conflitto, in particolare sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi dell'energia". Se le cose dovessero andare nel verso giusto, Londra e Parigi si attiverebbero immediatamente per mettere in pratica la missione di pacificazione nello stretto di Hormuz, che avrebbe anche lo sperato effetto di placare le tensioni fra Usa e alleati della Nato in vista del vertice di Ankara dell'Alleanza. La Francia, a quanto si apprende da fonti bene informate, ha una propensione al rischio "tra le più alte" all'interno della coalizione dei Volenterosi e dunque sarebbe pronta a partire con tempi molto brevi, più di altri partner.