Attestazioni di «solidarietà al collega per il vile gesto subito», l’auspicio che «le forze dell’ordine e la magistratura assicurino al più presto alla giustizia i responsabili», ma bocche pressoché cucite sui possibili motivi che hanno spinto la mano criminale ad appiccare il fuoco a una parte dell’Esagono, stabilimento balneare della scogliera castellese. È questo, in estrema sintesi, quanto dichiarato il giorno dopo il rogo dai colleghi del titolare del lido.

«L’ho sentito telefonicamente e gli ho manifestato la vicinanza mia e di tutti gli associati - ha detto Ignazio Ragusa, presidente provinciale del Sib, il sindacato balneari aderente al sistema Confcommercio -. Ignoti hanno vigliaccamente perpetrato in piena notte un atto vandalico che va ad aggravare tutte le criticità vissute e affrontate in questi ultimi mesi dal nostro collega, che ha fatto ingenti investimenti. Ricordo infatti che il lido Esagono è stato uno di quelli maggiormente colpiti e danneggiati dalla furia del ciclone Harry. Il danno oltre la beffa, dunque. Spero adesso che le forze dell’ordine conducano indagini celeri che portino all’individuazione di chi ha causato l’incendio». Sulla possibilità che si sia trattato di racket delle estorsioni, Ragusa non si sbilancia: «Non lo possiamo ancora sapere. Ma se così fosse, sarebbe ancora più grave e il fenomeno andrebbe subito arginato. Quel che posso affermare è che non ci sono mai arrivate, come sindacato che rappresenta quasi 50 stabilimenti di Catania e provincia, denunce per richieste di pizzo. Se qualcuno ha subito minacce, forse ha denunciato alle forze dell’ordine senza spargere, diciamo così, la voce».