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L’ex deputata brasiliana Carla Zambelli non verrà estradata. Lo ha deciso venerdì sera la Corte di Cassazione che ha ribaltato il precedente verdetto favorevole emesso dalla Corte d’Appello di Roma. I giudici hanno quindi accolto il ricorso presentato dai difensori della parlamentare, i professori Angelo e Pieremilio Sammarco, che avevano puntato tutto sul gigantesco conflitto d’interessi di Alexandre de Moraes, giudice del Supremo Tribunale Federale brasiliano. Zambelli, esponente dell’area bolsonarista, figura della destra conservatrice brasiliana e cittadina italiana, era stata condannata in Brasile a dieci anni di prigione nel procedimento legato all’hacker Walter Delgatti Neto, accusato di avere violato i sistemi informatici del Consiglio Nazionale di Giustizia brasiliano.
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L’ex deputata era arrivata in Italia a fine maggio, passando dagli Stati Uniti. La sua presenza sul territorio italiano aveva immediatamente aperto un caso politico e diplomatico, anche per via della doppia cittadinanza e delle fortissime tensioni che da anni accompagnano lo scontro tra il fronte bolsonarista e il sistema giudiziario brasiliano. La sua individuazione e il successivo arresto avvennero grazie alla segnalazione di Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che dichiarò pubblicamente, non nascondendo la propria soddisfazione, di avere fornito alla polizia l’indirizzo dell’appartamento romano dove alloggiava. Secondo l’accusa, Zambelli puntava a far inserire nei sistemi giudiziari un falso mandato di arresto contro Alexandre de Moraes, il quale si sarebbe quindi dovuto “auto arrestare”. Ma a parte l’accusa lunare, è proprio sulla figura di quest'ultimo che si è spalancato un conflitto d’interessi senza precedenti. Il magistrato, indicato come vittima del reato, è diventato anche il dominus dell’intero procedimento giudiziario: investigatore, giudice relatore, decisore, controllore dell’impugnazione e referente operativo della richiesta di estradizione.












