Pubblicato il: 24/05/2026 – 17:32
di Christian Ferlaino*
Siamo arrivati da poco. Anche se la festa è piccola, le energie investite per organizzarla sono tante. La strada sterrata che scende a picco nella valle è in ottime condizioni, si vede che hanno lavorato molto per renderla agevole. È sicuramente meglio della strada asfaltata che abbiamo percorso quando il navigatore ci ha depistato facendoci perdere più di un’ora. Nemmeno Google conosce la strada per arrivare qui. Per fortuna Enzo non era ancora partito. Ci siamo incontrati alla rotonda e lo abbiamo seguito. Appena scesi dall’auto, veniamo accolti dal suono delle zampogne in lontananza. «Sembra la suonata di Laino», dice Enzo. Quelli di Rogliano non sono ancora arrivati. Intorno c’è un gran da fare. Sul palchetto di assi ingrigite dal sole si stanno preparando le offerte da mettere all’incanto. Sotto di esso brucano tre caprette e un agnellino. Questa è la festa del santo dei pastori, lo dice anche il manifesto che quest’anno è affisso pure nel centro storico di Rossano. La prima volta che sono stato qui, sembrava meno conosciuta. Oggi, invece, è stato organizzato anche un trekking per raggiungere la festa. Ho portato i bambini, vorrei che conoscessero queste feste da piccoli. Non sono certo cose che si vedono tutti i giorni. Visitiamo la piccola chiesa di campagna e incontriamo la statua del santo. In chiesa non c’è il maio. Per rispetto, dice Enzo. La signora che se ne prendeva cura è deceduta e gli organizzatori hanno deciso di non chiedere ad altri per rispettare il lutto. Per l’anno prossimo si vedrà. Peccato. L’albero di taralli appoggiato accanto alla statua mi aveva colpito molto l’altra volta. Uscendo, incontro Pino. Dice che è venuto solo per salutare il santo ma non ha portato gli strumenti. Non si tratterrà, anche lui è in lutto.














