Che dire, una sorpresa. E anche un po’ di amarezza per una favola senza lieto fine. Intendiamoci, la vittoria di Luna Rossa 2 nelle prime Preliminary dell’America’s Cup 38 è da festeggiare, anche perché è maturata contro gli avversari di sempre e probabilmente di domani: Emirates Team New Zealand. Certo, siccome il primato in classifica prima della terza ed ultima giornata era nelle mani di Luna Rossa 1, quella dei Giovani e delle Donne, be’, sarebbe stata una bella storia raccontare una finale con i velisti della nuova generazione italiana. Invece, è stata la rivincita dei Millenials, con Ruggero Tita e con Peter Burling, il Kiwi che per la prima volta ha corso di fatto contro il suo “fantasma”, quello che ha lasciato con l’abbandono dello squadrone Kiwi per Luna Rossa. Il “suicidio” sportivo Marco Gradoni aveva fatto faville nella prima giornata, era andato bene nella seconda, vincendo rispettivamente due e una regata in palio. Margherita Porro, la sua alter ego al timone, aveva detto che la scuola di Luna Rossa lo aveva un po’ chetato. Ma Gradoni ci era sembrato quello di sempre: spavaldo, sicuro, tosto. Un bel personaggio, a 22 anni. Da raccontare e raccontato, perché già a 15 anni aveva vinto il Mondiale Optimist. Lo avevamo solleticato con il derby in casa Luna Rossa, tra le due barche. «Io non vivo il derby, io auguro ai ragazzi di arrivare in finale e vincere la finale, però auguro al mio team di fare lo stesso. E faremo di tutto per riuscirci”, ci aveva detto. Un bel personaggio, davvero. Il Villeneuve della vela, come l’ha soprannominato Daniele Bresciano, un veterano dell’America’s Cup. La vela ha bisogno di personaggi come lui. Poi, però, ci sono anche i risultati. «Alla fine, il modo migliore per parlare bene di uno sportivo è se fa risultati», aveva detto alla vigilia della finale Max Sirena, il Ceo di Luna Rossa, che di esperienza ne ha da vendere. Occhio, insomma. La giornata La terza giornata prevedeva due regate di flotta e il duello finale col match-racing tra i team/barche che avessero raccolto più punti in classifica. La prima gara si era aperta con Luna Rossa 1-Youth and Women a 55 punti, Team New Zealand senior a 54 e Luna Rossa 2 senior a 53. Cosa dovevano fare Gradoni-Porro? Amministrare il vantaggio, contare posizione e punti. Niente da fare. Nella prima gara sono incappati in una partenza anticipata, che li ha obbligati a “perdere” 75 metri come penalizzazione. Ma Marco e Margherita non hanno rispettato i tempi e sono stati penalizzati una seconda volta,: così è scattato il cartellino rosso. Squalificati. Possibile? Il computer che non funziona? L’impeto? Ma perché? La regata è stata vinta da GB1, gli inglesi, sempre davanti; Luna Rossa 2 è riuscita a soffiare il secondo posto in extremis ai francesi. Ma Luna Rossa 1 era ancora in testa. Restava la seconda regata. E Gradoni-Porro si sono ripetuti, con un’altra partenza anticipata. Ma a questo punto, con un solo punto di vantaggio sui Kiwi, forse dovevano osare. La regata è stata vinta da Luna Rossa 2 (con brividi: nel penultimo lato hanno fatto un leggero splash), che ha così conquistato il posto in finale insieme con Emirates Team New Zealand senior. Fine della favola di Luna Rossa Youth e Women (c’erano anche Maria Giubilei e Giovanni Santi) a Cagliari, sì alla rivincita dei Millenials (Burling è del 1991, Tita del 1992; con loro anche Umberto Molineris e Vittorio Bissaro). La finale Un classico, Luna Rossa vs Emirates Team New Zealand. L’unica differenza, non da poco, era che sulla barca italiana c’era Peter Burling, il Kiwi che ha vinto le ultime tre edizioni della Coppa con i Kiwi. E il “fantasma” che è rimasto sulla barca neozed non ha potuto nulla contro il Burling in carne ed ossa: ETNZ è partito in anticipo, ha pagato la penalità, ma intanto Luna Rossa aveva vinto (con brividi: nel penultimo lato hanno fatto un leggero splash). Poi, la grande festa di Cagliari.