Da lunedì iniziano gli esami autoptici sui corpi a Gallarate. Roma coordina, Busto Arsizio segue gli accertamenti medico-legali, Genova raccoglie documenti e testimonianze. Al centro GoPro, mail, autorizzazioni, ruolo dell’Università, finanziamenti e organizzazione del viaggio
La tragedia delle Maldive da domani smette di essere soltanto una sequenza di dolore e diventa una prova da ricostruire. Corpo dopo corpo. Dispositivo dopo dispositivo. Mail dopo mail. L’inchiesta corre su più fronti, tra Roma, Busto Arsizio, Genova e Malé, con un obiettivo: dare un ordine ai fatti e capire che cosa sia accaduto nella grotta sommersa di Dhevana Kandu, ad Alimathà, nell’atollo di Vaavu, dove cinque italiani sono morti durante un’immersione a circa sessanta metri di profondità. Roma coordina. Busto Arsizio esegue gli accertamenti medico-legali. Genova raccoglie testimonianze, documenti e supporti informatici. Le autorità maldiviane custodiscono una parte dell’attrezzatura recuperata dopo la tragedia. È da questo mosaico che gli investigatori dovranno ricostruire la catena delle decisioni, delle autorizzazioni, delle comunicazioni e degli ultimi minuti trascorsi sott’acqua.
Le autopsieLunedì alle 12 il pubblico ministero di Busto Arsizio Nadia Calcaterra, su delega della procura di Roma che indaga per omicidio colposo, conferirà gli incarichi ai medici che eseguiranno le autopsie. Il primo esame sarà sul corpo di Gianluca Benedetti, capobarca e guida subacquea, recuperato per primo e già rientrato in Italia. Poi toccherà a Monica Montefalcone, docente del Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, alla figlia Giorgia Sommacal, alla ricercatrice Muriel Oddenino e al neolaureato Federico Gualtieri, le cui salme sono arrivate sabato a Malpensa e sono state trasferite all’obitorio di Gallarate. I consulenti dovranno chiarire se i cinque siano morti per annegamento, embolia, narcosi, esaurimento dell’aria o per altre cause.










