Genova – Sarà ancora una Sampdoria nel segno della discontinuità. Con buona pace dei tifosi, che già non hanno visto di buon occhio la non conferma di Lombardo, e ora aspettano la proprietà al varco, dopo che Walker ha assicurato un tecnico di caratura ma i primi accostamenti di radiomercato (Mason, Galloppa) vanno in direzione contraria. Il rischio è la psicosi, perché l'irritabilità del supporter blucerchiato, giustamente, si scatena ormai al minimo spostamento di equilibri mentre, prima di tutto, ci sarebbe bisogno di razionalità. Ma aspettando le scelte del club, uno strumento preliminare per non farsi investire dagli eventi è guardare come vanno le cose altrove, anche ad ampio raggio. Campionati mangia-allenatori In questo senso, è curioso constatare che in 55 campionati nel mondo, negli ultimi 12 mesi, il 65.2% delle squadre ha cambiato guida almeno una volta (dato Cies). Tra queste 55 leghe, la Serie B è il terzo campionato per percentuale di squadre che ha cambiato almeno un allenatore nell'ultimo anno: 90%, che, su 20 club, fa 18. Non è tutto: in B, la tenuta media di un tecnico è di soli 7.6 mesi e appena il 5% degli allenatori dura più di 730 giorni. Lo sanno a Bogliasco, dove negli ultimi 2 anni sono cambiati 7 trainer: Pirlo, Sottil, Semplici, Evani, Donati, Foti-Gregucci e, appunto, Lombardo. Anche se non è solo il Doria vittima della sindrome del tecnico usa e getta, ma è la seconda serie italiana in generale un torneo mangia-allenatori. E sul podio la precedono solo il torneo peruviano, col 94.4% di cambi, e la lega cipriota, primatista con il 100% di squadre che hanno silurato almeno un tecnico (14 squadre su 14). Effetto boomerang In B è di moda l'allenatore che esce dalla porta e rientra dalla finestra. Nello scorso campionato dalle nostre parti si sono viste le peripezie di Vivarini (Pescara e poi Bari), Caserta (Bari e poi Empoli), D'Angelo (Spezia, esonerato e poi riassunto). E il trend è presente anche in Perù: l'argentino Rondelli, separatosi il 27 marzo dal Cusco, è approdato al Melgar il giorno dopo. Ma c'è pure chi, come il Tarma, un mese fa si è affidato a Diego Ripacolli, di mestiere preparatore atletico. Che però, in 4 gare non ha mai perso. C'è poi il nativo di Lima Araujo, chiamato da tecnico a interim dell'Universitario il 21 aprile al posto dello spagnolo di formazione olandese (vice di Van Nistelrooy al Psv per 50 gare) Rabanal. Lo stesso Araujo che però, la settimana scorsa si è liberato dal ruolo di traghettatore per farsi assumere al Juan Pablo II, club che come simbolo ha Papa Wojtyla e i cui colori sociali sono bianco e giallo, in onore al Vaticano. E l'Universitario, chi ha preso? Hector Cuper. Non un omonimo, ma proprio l'ex tecnico dell'Inter, tornato dopo l'esperienza da ct della Siria nel 2024. Anche a Cipro, l'altro paese dalle panche girevoli dove Anorthosis (45 punti) e Limassol (44) lottano per il titolo, c'è un po' di Italia. Vittima del tritacarne è Paolo Tramezzani, storico vice di De Biasi quando era ct dell'Albania, esonerato dal Limassol a settembre. Ne ha giovato invece Mauro Camoranesi, preso a febbraio dall'Anorthosis. Il nome giusto Insomma, tutto il mondo del calcio è paese. L'instabilità è cronica, si cambia di continuo. Diventa fondamentale azzeccare la scelta per poi correggerla il meno possibile, dando un minimo di tempo ai frutti del lavoro di crescere. Ed è quello che si augurano i tifosi della Sampdoria dopo le ultime due travagliatissime stagione. Un esempio è il Catanzaro, a 90' dalla Serie A, ma che nelle prime 8 giornate non ha mai vinto. E in estate aveva preso Aquilani, accolto con scetticismo per via della brutta parentesi al Pisa. Come avversario, in finale playoff, avrà di fronte Bianco. Vicino all'esonero lampo a inizio annata poiché non ritenuto all'altezza dalla nuova proprietà del Monza, alla fine pure a lui è stato dato tempo e la decisione ha pagato. Uno dei due l'anno prossimo giocherà in massima serie. Il mondo Samp spera che i suoi dirigenti abbiano preso appunti: l'unico tecnico dimostratosi pienamente all'altezza, quest'anno, di base non era un allenatore ma un collaboratore...come quel preparatore in Perù. A proposito, dopo aver postato sui social l'azione del rigore conquistato contro il Padova nel giorno della non conferma di Lombardo, ieri Foti è tornato a parlare: «Nonostante un andamento da playoff, dopo 2 sconfitte consecutive la società ha deciso di cambiare. Se consideriamo solo le nostre partite saremmo noni. Sapevo che c'erano difficoltà dovute all'anno precedente, ma al cuor non si comanda e ho accettato. Non è semplice non poter completare un lavoro ma, purtroppo, fa parte del mestiere».