Potrebbe essere tutto da rifare nella ricerca di ET. A sollevare il dubbio è Loes ten Kate, astrobiologa delle Università di Utrecht e di Amsterdam, che nello studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy analizza il rischio che le missioni promosse e finanziate finora possano avere trascurato eventuali indizi nel cercare forme di vita extraterrestre. Ad oggi non sappiamo se esistano altre forme di vita oltre a quelle che conosciamo sul nostro pianeta e dunque è molto difficile immaginare quali caratteristiche potrebbero avere. Nonostante gli sforzi fatti finora in questa direzione, siamo condizionati a cercare su altri pianeti forme di vita simili a quelle che conosciamo. In questo modo, però, rischiamo di non riconoscere elementi che potrebbero invece essere importanti e perfino costituire delle prove. Il rischio è collezionare dei falsi negativi e a trarre in inganno potrebbero essere "fattori legati all'abbondanza, all'attività, all'aspetto e alla localizzazione della vita; alla conservazione e alla rilevabilità delle sue tracce osservabili; e ai limiti intrinseci dei nostri metodi di rilevamento", osserva l'astrobiologa. "A differenza dei falsi positivi - prosegue - i falsi negativi non sono attualmente una priorità nelle agende di ricerca, poiché non comportano rischi immediati".Per esempio, "se ci fosse vita sotto una roccia, ma si osservasse la roccia solo dall'alto, quella vita passerà inosservata. Pertanto, è fondamentale indagare a fondo per verificare se nell'ambiente sussistono le condizioni per l'esistenza di forme di vita e se è possibile riconoscere schemi sulla superficie di un corpo celeste. In secondo luogo, esiste il rischio che i decisori politici approvino lo sfruttamento prematuro delle materie prime sui pianeti, con la conseguente distruzione irreversibile di forme di vita non rilevate"
Tutto da rifare nella ricerca di ET - Spazio e Astronomia - Ansa.it
Probabilmente sono stati commessi degli errori, potrebbero esserci stati dei falsi negativi (ANSA)







