La Norvegia si prepara all’ipotesi che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: una guerra sul proprio territorio. Il conflitto in Ucraina, le tensioni con la Russia e il nuovo clima di instabilità internazionale hanno spinto Oslo ad avviare un vasto piano di mobilitazione civile e militare, segnando il ritorno di una parola che in Europa del Nord sembrava appartenere al passato: difesa.

A lanciare il segnale più forte è stato direttamente il primo ministro Jonas Gahr Støre. Nel suo discorso di Capodanno, il capo del governo ha avvertito i cittadini che «la guerra potrebbe arrivare anche in Norvegia», invitando il Paese a prepararsi a scenari fino a poco tempo fa ritenuti improbabili. Un cambio di paradigma netto per una delle nazioni considerate più stabili e sicure del continente.Oslo passa alla «difesa totale» Il governo norvegese ha così dichiarato il 2026 “anno della difesa totale”, un progetto che coinvolgerà non soltanto le forze armate, ma anche amministrazioni pubbliche, imprese, sistemi sanitari e cittadini. L’obiettivo è costruire una società capace di reagire rapidamente a una crisi militare, a un attacco ibrido o a una situazione di emergenza prolungata.A Oslo, sotto il parco di St. Hanshaugen, il grande rifugio antiaereo scavato nella roccia è diventato il simbolo di questa nuova fase. Dietro massicce porte metalliche, la struttura può accogliere oltre mille persone in caso di bombardamenti o attacchi chimici, biologici, radiologici e nucleari. Corridoi freddi, luci soffuse, spazi essenziali: ambienti costruiti durante la Guerra Fredda e oggi tornati improvvisamente attuali.«Disponiamo di circa 18.600 rifugi, sufficienti però a proteggere meno della metà della popolazione», spiega Øistein Knudsen, responsabile della Protezione civile norvegese. Molte strutture, ammette, necessitano di interventi urgenti: «Sono vecchie, umide e in gran parte risalgono alla Guerra Fredda».Per questo il governo intende ripristinare l’obbligo di costruire rifugi antiaerei nei nuovi edifici di grandi dimensioni, una norma abolita nel 1998 dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Non si tratta, spiegano le autorità, di realizzare bunker sofisticati, ma di garantire una protezione minima contro le minacce dei conflitti moderni, a partire dai droni che oggi dominano i campi di battaglia.L’esperienza dell’Ucraina rappresenta ormai un modello di riferimento per molti Paesi europei. Le autorità norvegesi mantengono contatti costanti con i responsabili della protezione civile ucraina per studiare l’impatto degli attacchi sulle infrastrutture e sulla popolazione. «Le loro testimonianze sono preziosissime», osserva Knudsen. «Ci raccontano cosa significa operare in una guerra reale e come proteggere i civili sotto bombardamento». Le 100 misure del piano Il piano elaborato dal governo comprende circa cento misure. Tra queste figurano il rafforzamento della protezione civile, che passerà da 8mila a 12mila membri, l’istituzione di consigli locali per la gestione delle emergenze in tutti i comuni e l’aumento dell’autosufficienza alimentare nazionale fino al 50% entro il 2030.Anche ai cittadini viene chiesto di cambiare mentalità. Le autorità raccomandano alle famiglie di tenere in casa scorte sufficienti per almeno sette giorni: acqua potabile, cibo a lunga conservazione, medicinali, batterie, radio e contanti. Indicazioni che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate eccessive in uno dei Paesi con il più alto livello di benessere al mondo. «Per decenni abbiamo avuto il privilegio di poter concentrare le nostre risorse su altro», afferma Kristine Kallset, sottosegretaria al Ministero della Sicurezza pubblica. «Ora però la situazione internazionale è cambiata e dobbiamo prepararci anche allo scenario peggiore».Il confine con la Russia La nuova strategia arriva mentre l’Europa settentrionale vive una crescente pressione geopolitica. La Norvegia condivide con la Russia un confine artico lungo quasi 200 chilometri ed è considerata strategica per la Nato sia per la sua posizione geografica sia per il controllo delle rotte nel Nord Atlantico.Gli esperti sottolineano che la minaccia non riguarda soltanto un eventuale conflitto convenzionale. «Oggi le crisi sono molto più complesse rispetto al passato», spiega Jarle Lowe Sørensen, docente specializzato in gestione delle emergenze all’Università della Norvegia meridionale. «Cyberattacchi, sabotaggi, pandemie, instabilità geopolitica e cambiamenti climatici si intrecciano tra loro. La preparazione deve tenere conto di tutti questi elementi».Nonostante il clima di crescente attenzione, tra la popolazione prevale ancora una cauta fiducia. Secondo un recente studio della Protezione civile, il 37% dei norvegesi ha rafforzato le proprie misure di preparazione nell’ultimo anno, ma soltanto il 21% ritiene probabile una guerra sul territorio nazionale entro i prossimi cinque anni.Per molti cittadini, però, qualcosa è cambiato. «Ho preparato un kit di emergenza con acqua, radio e denaro contante», racconta Oystein Ringen Vatnedalen, imprenditore di Oslo. «Non vivo nella paura, ma credo sia giusto essere pronti». Altri puntano invece sulla solidarietà sociale. «La cosa più importante è avere una comunità attorno», osserva la consulente Kathe Hermstad. «Nelle crisi ci si salva aiutandosi a vicenda». Nel cuore di Oslo, i rifugi costruiti durante la Guerra Fredda tornano così a rappresentare non soltanto una memoria del passato, ma il simbolo concreto di un’Europa che si prepara a convivere con l’idea della guerra.