Evoluzione o involuzione di Antonio Di Pietro? I Graffi di Damato pubblicati sul quotidiano Il Dubbio
La sconfitta subita con noi -o come noi- nel referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, da lui sostenuta fra la sorpresa e l’imbarazzo di tanti ex colleghi di toga e nostalgici degli anni delle cosiddette “mani pulite”, non ha fermato l’evoluzione di Antonio Di Pietro. O la involuzione, come preferisce forse chiamarla la tifoseria del passato, quella dei cortei milanesi di manifestanti che reclamavano sempre più manette ai polsi di politici e affini sospettati delle pratiche di Tangentopoli. ”Facci sognare”, gridavano quei manifestanti proprio a Di Pietro, che era diventato più famoso dei suoi superiori o colleghi più attrezzati di lui nell’uso della lingua italiana. Di cui l’allora sostituto procuratore aveva inventato una variante da lui stesso chiamata, con spavalda ironia, “dipietrese”, comprensiva anche di una certa mimica fuori e dentro i tribunali.
Sconfitto con noi, ripeto, nel referendum sulla riforma della magistratura, scampata alla separazione delle carriere e altro, Di Pietro ha voluto partecipare, condivendola, alla manifestazione promossa congiuntamente dall’Unità di Piero Sansonetti e dal Riformista di Claudio Velardi, contro le querele tanto facili quanto arbitrarie, il cui solo annuncio intimidisce spesso chi le subisce, a cominciare naturalmente dai giornalisti e, generalmente, dai loro editori.







