Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud
Il settimo morto sul lavoro in Calabria nel mese di maggio, l’ottavo nel corso del 2026, non doveva essere scoperto. Quella che nel pomeriggio del 16 maggio a Gerace, in provincia di Reggio Calabria, aveva ucciso Constantin Ungueranu, operaio rumeno di 62 anni residente ormai da anni nel centro della Locride, sembrava una tragica fatalità: l’uomo sarebbe scivolato accidentalmente in una profonda scarpata in contrada Praca, perdendo la vita a causa della caduta da un’altezza considerevole.
E invece, in una regione che continua a seppellire i suoi lavoratori nell’indifferenza delle istituzioni, spettatrici indifferenti della “mattanza” di operai mandati allo sbaraglio a lavorare nei cantieri e nelle campagne senza uno straccio di misura di sicurezza, anche la morte di Constantin Ungureanu era destinata ad allungare la scia di sangue legata a prassi deprecabili quanto consolidate: il lavoro nero, lo sfruttamento, l’indifferenza nei confronti delle regole e della vita stessa degli operai.
L'articolo completo è disponibile sull'edizione cartacea e digitale
Dalla Gazzetta del Sud in edicolaScopri di più nell’edizione digitale














