Comunità religiosa La Venenta, due gli imputati a processo con l’accusa di circonvenzione di incapace dopo donazioni per quasi un milione di euro a loro favore: parti civili sono una ragazza sopravvissuta a un gravissimo incidente stradale (che a favore della comunità effettuò un bonifico da 750mila euro) e un’anziana madre in lutto (donò alla comunità 210mila euro). L’altro giorno in aula sono stati sentiti i testimoni dell’accusa. Secondo l’avvocato Stefano Bordoni (foto), che difende i due imputati, quelle testimonianze "hanno mostrato che non ci fu affatto circonvenzione". Sul fronte della ragazza, gli atti della donazione "furono fatti tutti di concerto con i suoi genitori" e inoltre "quei soldi furono usati per estinguere i debiti della comunità proprio come la ragazza stessa dichiara nella querela: i fondi sono quindi stati usati per gli scopi dichiarati". Sul fronte dell’anziana, poi, "è emerso dalle testimonianze che lei si è anche arrabbiata a un certo punto in banca perché voleva disporre dei propri soldi come voleva – sottolinea Bordoni –, quindi era convinta".

E fa notare che le due persone oggi imputate, Enzo Guermandi e Rosella Gamberini, direttori della comunità religiosa, hanno avuto per le mani "circa 900mila euro, ma non ne hanno beneficiato per i loro scopi personali: li hanno usati per estinguere i debiti della comunità e per scopi sociali. Infatti, è attiva la cooperativa sociale che accoglie mamme e figli vittime di maltrattamenti, costretti a scappare da situazioni familiari di disagio e sofferenza".