La sala è piena zeppa. Qualcuno è rimasto in piedi. Sullo schermo scorrono gallerie buie, cisterne colme di macerie, esploratori...La sala è piena zeppa. Qualcuno è rimasto in piedi. Sullo schermo scorrono gallerie buie, cisterne colme di macerie, esploratori che avanzano con la torcia in testa. Sotto il Collegio Raffaello hanno trovato cisterne dimenticate, lavatoi murati vivi, acquedotti romani ancora percorsi dall’acqua. E forse non hanno ancora finito. A parlare Enrico Maria Sacchi, presidente del Gruppo Speleologico Urbinate. "Ci aspettavamo una cisterna. Invece abbiamo trovato un mondo". Un mondo sotto i piedi di chiunque cammini tra il Collegio Raffaello e Piazza della Repubblica. Il filo parte dalla Fonte della Barberina, il cui basamento reca il nome di un magistrato romano del I secolo. Da lì risale un ramo verso il Collegio, rifatto a inizio ‘900, integro e ancora percorso dall’acqua. Quell’acqua finiva nella cisterna sotto il cortile, alimentava anche i lavatoi di Porta Lavagine. "Abbiamo fatto un foro di due centimetri e infilato una telecamera – racconta Sacchi –. Sono ancora lì, con le pietre e le vasche. Intatti". La cisterna disseppellita ha restituito sorprese: i due ingressi mostrano conducibilità quattro volte diverse. "Non è giustificabile se siamo nella stessa falda. A meno che l’acqua non circoli tra i calcinacci di una seconda cisterna". Forse una terza si nasconde oltre una galleria dalle ex mense, bloccata dopo quattro metri da detriti. "Qualcosa c’è. Dobbiamo solo arrivarci".
Sacchi: "Cercavamo una cisterna, abbiamo trovato un “mondo“"
La sala è piena zeppa. Qualcuno è rimasto in piedi. Sullo schermo scorrono gallerie buie, cisterne colme di macerie, esploratori...









