bari Sarebbe dunque stata uccisa, anche involontariamente? E poi il suo assassino preso dal panico avrebbe simulato il suicidio? E il cellulare che alle 4 del mattino si stacca dalla connessione in automobile? Ma non era forse già morta a quell’ora? Sono ancora troppe le zone d’ombra intorno alla scomparsa di Patrizia Nettis, la giornalista, nostra collaboratrice, il cui corpo senza vita fu ritrovato la mattina del 29 giugno 2023 nella sua abitazione, a Fasano.

Un episodio sul quale il marchio «suicidio» è stato messo troppo in fretta. Sbrigativamente dagli stessi investigatori che quella mattina, entrando a casa, trovando una donna con un lenzuolo intorno al collo, non provarono neppure a formulare un’altra ipotesi. E sull’ipotesi di suicidio è andata avanti senza dubbi la Procura di Brindisi, che infatti ha chiesto l’archiviazione. La gip Vilma Gilli, tuttavia, ha respinto l’archiviazione accogliendo l’opposizione presentata dalla famiglia di Patrizia (tramite l’avvocato Giuseppe Castellaneta) nell’udienza del febbraio 2025. Gilli ha ordinato alla Procura nuovi accertamenti, ad esempio sulle e celle agganciate dai cellulari dei due uomini che per ultimi incontrarono la giornalista quella sera, l’imprenditore Riccardo Argento, accusato di istigazione al suicidio e minaccia, e il sindaco di Fasano Francesco Zaccaria, non indagato, sentito come persona informata sui fatti. Chiesta inoltre l’acquisizione dei tabulati relativi agli Ip temporanei dei telefoni di Argento e Zaccaria e un'integrazione della consulenza tecnica informatica, per effettuare una copia forense del cellulare di Patrizia: il consulente dovrà provare a chiarire se lo smartphone non sia stato manipolato dalla data di restituzione.