Dopo il Bosco dei saggi di Paolo Griseri e Il bosco del futuro, una nuova serie racconta il talento che nasce e lascia una impronta a Nord Ovest. L’undicesima puntata è dedicata a Marta Grelli Torino, l’aula dell’università, primo giorno di lezione. «Mi siedo accanto a un ragazzo, gli offro una penna per prendere appunti e lui mi dice di no». Gelo. «Alla fine della lezione mi raggiunge e mi spiega: “Non la uso, sono ipovedente” ». È il vero incontro di Marta Grelli con la disabilità. Ed è anche il momento in cui cambia prospettiva. Oggi ha ventinove anni, è Cavaliere al merito della Repubblica, è entrata nella lista “Forbes Under 30” e s’è inventata Travelin, la start-up che aiuta aziende e strutture turistiche a diventare accessibili. Quello studente, Marco, è decisivo. «Quando pensavo alla disabilità avevo in mente ciò che ci aveva portato in casa la narrativa televisiva: persone non autosufficienti, da accudire, verso cui fare beneficenza». Con lui, invece, il rapporto è completamente diverso. «Sono diventata il suo device: prendevo appunti super ingranditi, con lettere enormi».
Poi arrivano i viaggi, zaino in spalla. Prima il Giappone, poi il Nepal, uno snodo chiave. «Sono partita con la mia migliore amica e dopo sono rimasta da sola». Quando torna, racconta tutto all’amico. «Ci siamo resi conto che anche lui avrebbe avuto il coraggio di partire senza nessuno. Ma non poteva farlo: la maggior parte delle destinazioni non erano in grado di accoglierlo». Quella «è la scintilla» che trasforma una studentessa in imprenditrice: «Abbiamo capito che il viaggio in autonomia è un diritto. Eppure, per tanti, non è ancora possibile. Parliamo di milioni di persone: una su sei ha una forma di disabilità. Un dato spaventoso». Sono gli anni del Covid, quando per sopravvivere bisogna inventarsi soluzioni: «In quel periodo molti miei amici lavoravano in start-up. Io avevo toccato con mano un problema enorme e vedevo accanto a me il mondo delle soluzioni». Con un software proprietario, Travelin misura l’accessibilità delle aziende su cinque dimensioni - fisica, visiva, uditiva, intellettiva e alimentare - e restituisce uno score con indicazioni puntuali per migliorarlo e un formato di dati oggettivi che le società possono pubblicare. L’ultima area, per il settore, è una novità assoluta. «Allergeni, celiachia, bisogni alimentari fanno parte dell’esperienza delle persone. Escluderli non aveva senso».






