Due romanzi entrambi postumi, uno pubblicato nel 1992 da Einaudi, accompagnato da una nota filologica di Aurelio Roncaglia; l’altro nel 1994 per i tipi della Cooperativa Colibrì e grazie alle cure di Marc de’ Pasquali e di Umberto Pasti, una edizione che tuttavia fu e tuttora resta pressoché clandestina, si potrebbe dire quasi in contumacia. Il primo è Petrolio, il testo postremo, il «poema» (così lo definiva l’autore) a cui Pier Paolo Pasolini alacremente si dedicò negli ultimissimi anni della sua vita, patchwork inconcluso per destino e forse per necessità. Il secondo è Il risveglio dei faraoni di Mario Mieli, morto per sua stessa mano il 12 marzo del 1983 poco prima di compiere il trentunesimo genetliaco. Nel 1977, da Einaudi, Mieli aveva dato alle stampe Elementi di critica omosessuale, un esercizio saggistico di straordinaria intelligenza, percussivo e folgorante, e ancora, nel corso dell’anno precedente, mise in scena con la compagnia teatrale Nostra Signora dei Fiori La Traviata Norma, ovvero vaffanculo… ebbene sì, che i testimoni dell’evento ancora ricordano. Fu una bandiera dei movimenti di liberazione gay e, da poco uscito dall’adolescenza, fondò con Angelo Pezzana il Fuori! e poi i Collettivi Omosessuali Milanesi.