Genova – Arrivano da tutta Genova, ma anche da fuori regione e persino dall’estero le circa 5 mila persone che hanno deciso di mettersi insieme a tavola e vivere per una sera la bellezza dei vicoli di Genova. Anche quest’anno, si è materializzata la solita magia, in una cena condivisa che si allunga, che accoglie e che include. La serpentina dei tavoli posizionati in poco meno di due ore dagli scout del Carmine e di Pré assieme ad altri gruppi accorsi in aiuto si è snodata da Piazza Campetto fino alla Commenda di Pré, in una atmosfera che ricorda le grandi feste di paese di una volta. E nell’aria si mescola il profumo del pesto, immancabile, a quello del cous cous, in quel fantastico incontro tra culture e cucine.Ci sono le donne arrivate da Gaza a Genova per accompagnare i bambini in cura all’ospedale Gaslini, alcune di loro sono qui da due anni, altre sono arrivate da soli otto mesi e sono grate dell’accoglienza ricevuta qui, raccontano mentre addentano una delle loro falafel.

Un incontro di culture anche nei piatti

C’è una lunga tavolata composta da più di 30 persone in via Pré dove si fa il giro del mondo solo a incontrare ciascuno dei commensali, si va dal Pakistan al Nepal, dal Bangladesh alla Guinea e al Sudan: sono gli ospiti del Cras di San Benigno, assieme ai loro insegnanti di Italiano che li hanno invitati cucinando per loro un ottimo risotto ai frutti di mare. Alcuni migranti sono arrivati da sole due settimane, altri da sei mesi. “Sono fantasmi, finché non ricevono i documenti necessari per poter restare qui in Italia, lavorare e iniziare a vivere una vita normale. Questo limbo di attesa può durare anche due anni”, spiega una delle insegnanti, Marianna Scaffidi.Ma poi ci sono le tante persone che abitano e lavorano abitualmente nel centro storico, da via del Campo a piazza Banchi, e che qui si ritrovano per chiacchierare coi propri vicini. Tanti i giovani, che arrivano da tutta la città. E c’è persino una nonna che ha deciso di festeggiare qui il suo compleanno assieme alla nipotina Dalila e alle figlie: “Mi hanno invitata loro, anche se in parte ho cucinato io. Sono di Catania ma vivo da tanti anni alla Foce e mi piace molto questa iniziativa, credo che dovrebbero organizzarla più spesso”. Una al mese rilancia Alessandro Galluccio, scout di 27 anni, qualche tavolo più in là.