Garlasco (Pavia), 23 maggio 2026 – Dopo Giuseppe Sempio, che in un’intervista al Tg1 ha ribadito l’innocenza di suo figlio Andrea ( “Non ha ucciso Chiara Poggi, non c'entra niente. Questa è una vigliaccata. Di chi non lo so...”, è stata la mamma Daniela Ferrari a commentare la chiusura della nuova indagine a carico del 38enne, ritenuto dalla Procura di Pavia l'autore unico dell'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto 2007. E lo ha fatto in un servizio realizzato da Martina Maltagliati, andato in onda venerdì sera a ‘Quarto Grado’, programma condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero su Retequattro.
La donna ha risposto a numerose domande: dai soliloqui di Andrea alle ipotesi sulle scarpe indossate dall’assassino di Chiara Poggi fino al ‘famoso’ scontrino del parcheggio di Vigevano e alle lettere inviate ad Alberto stasi in carcere. Ma ha anche rivelato il peso più grande di questa situazione e cosa, ormai, non le fa più paura. Infine, per la prima volta, la donna ha aperto alla possibilità che Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l'omicidio di Chiara Poggi, possa non essere il reale colpevole.
I soliloqui di Andrea
A Daniela Ferrai è stata rivolta una domanda riguardo i "soliloqui" di Andrea Sempio all'interno della propria vettura, captati dalle intercettazioni ambientali posizionate dagli investigatori, chiedendo se potessero essere interpretati come ammissioni di colpa o confessioni. La donna ha smentito con forza questa ipotesi e ha rimarcato il punto sull’alibi del figlio: “Mio figlio è uscito alle 10 meno 10, è rientrato a casa prima di mezzogiorno con gli stessi vestiti che aveva, completamente pulito e di sicuro non era uno che era appena andato a commettere un omicidio. Non c'è nessun segreto, se avessimo voluto creare un alibi per Andrea, perché dire che è andato a Vigevano? Nessuno l'ha visto uscire in macchina quella mattina, ed è uscito in macchina quando io gli ho dato le chiavi prima delle 10. Avremmo potuto dire tranquillamente che Andrea era a casa. Chi ce l'avrebbe smentito? Quando io sul posto di lavoro alle 9 e passa di sera ho detto al Capitano Cassese che mio figlio fino alle 10 meno 10 era in casa con suo padre, perché il Capitano Cassese non si è preso la briga di andare a sentire anche il papà? Avrebbe avuto le stesse risposte che gli ho dato io. La procura vada avanti, faccia quello che deve fare e se mi posso permettere, se nel 2007 quando questa povera ragazza è stata uccisa, se si fossero fatte le indagini, io parlo di quelle tradizionali, non di quelle dei Ris, se si fossero fatte come dovevano essere fatte, magari adesso ci sarebbe una verità più certa”.











