Fu un evento epocale. Non tanto e non solo per la categoria conquistata (la C2), quanto per il modo e per i contenuti. Un calcio epico, una onda di entusiasmo verticale e piena, dopo cinque anni di magri risultati. Il 25 maggio di 40 anni fa, la Vis vinceva gli spareggi di Senigallia contro Gubbio e Riccione, in due partite al cardiopalma che trascinarono allo stadio 14mila spettatori in due gare (7500 con il Gubbio, 6.500 con il Riccione). Era la Vis di Walter Nicoletti e del diesse Silvio Margelloni, che Mariolone Nicolini, dirigente con due cuori (uno bianco e uno rosso) scovò nella vicina Sant’Arcangelo, intuendone le capacità. Fu ripagato da un campionato condotto (quasi) sempre in testa, fino al tracollo di Russi della quart’ultima giornata, un 2-0 che segnò l’aggancio di Gubbio e Riccione alla capolista Pesaro. Da allora le tre squadre marciarono dritte fino agli spareggi fratricidi di Senigallia che la Vis risolse alla sua maniera: con furore agonistico, cuore, intuizione e sagacia tattica, guidata da un grande allenatore come Nicoletti e sospinta da un entusiasmo che non risparmiò nessun quartiere della città e della periferia. Primo match con il Gubbio (17 maggio), deciso da una rete di rapina di Cangini che ne segnerà poi due nella gara decisiva con il Riccione (25 maggio) dopo che Volpini aveva gelato i pesaresi: un gol pareggiato da un morso velenoso di Bobo Del Monte, attaccante che arpionava i centesimi di pallone fiondandoli in porta come scintille. Vane le alchimie tattiche di Zaccheroni, allora tecnico del Riccione e futuro mister del Milan dello scudetto, costretto a rimediare a due espulsioni. Finì con una marea biancorossa in festa. Era la Vis di un presidente fanese, Gianni Gentili, che dopo avere portato l’Alma alle porte della B, tentò con la Vis ridandole la C, aprendo un ciclo che avrebbe portato a Pesaro Nappi e altri campioni, ma soprattutto un entusiasmo e un senso di appartenenza rimasti unici, scolpiti nella memoria.