“Alla mia età devo prendere la corriera per andare a San Marco La Catola anche solo per riscuotere la pensione. Parto la mattina presto, faccio venti minuti di curve e poi devo aspettare il ritorno”. Giuseppe Recchia, quasi 90enne per tutti nonno Giuseppe, stringe il cappello tra le mani mentre osserva la porta chiusa dell’ufficio postale di Celenza Valfortore. Dietro il vetro impolverato il tempo sembra essersi fermato alla notte del 22 aprile scorso, quando un assalto dinamitardo ha devastato il Postamat del paese. È stato il colpo numero 14, tra tentati e portati a termine, che le bande di criminali hanno messo a segno nel Foggiano nel giro di pochi mesi. Quasi sempre in piccoli paesi, arrampicati nel Subappenino, abitati in gran parte da anziani. Una sciagura per i cittadini e per la stessa Poste Italiane, spesso rimasta l’ultimo presidio in territori senza filiali delle banche.
Da oltre un mese, quindi, il piccolo comune dei Monti Dauni vive sospeso. Sulla porta dell’ufficio campeggia un foglio: servizio chiuso fino al 29 maggio. Una situazione che crea disagi quotidiani, diventando un problema sociale in un paese dove gli over 70 rappresentano una fetta consistente della popolazione. Il sindaco Massimo Venditti lamenta un “abbandono della nostra comunità” e chiede “aggiornamenti almeno sulle tempistiche, ma a oggi nessuno ci ha comunicato concretamente cosa intenda fare”.










