Roma. La nuova libertà di Alessandro Giuli si misura da questa scelta. Sta per indicare il migliore, Massimo Osanna, ma il “migliore” sarà gradito dalla destra di Meloni? Alfredo Mantovano approva che alla guida del cinema italiano vada un archeologo di fascino che parla in greco antico con Valeria Golino, che trascorre le sue vacanze a Sabaudia con Ferzan Özpetek e Valeria Bruna Tedeschi, sposato a Capri da Paolo Sorrentino, con l’acqua santa di Dario Franceschini? Osanna ha salvato Pompei, le ha restituito vita, è attuale direttore generale musei e sta per essere indicato alla guida del dipartimento per le attività culturali. E’ la prima grande decisione di Giuli, dopo aver sciolto le catene, e deve passare in Cdm. Osanna gestirà fondi per oltre un miliardo di euro. La destra è pronta alla "Magnifica presenza" di Osanna?Se come ha spiegato Lollobrigida, in maniera impeccabile, Giuli ha il diritto di scegliere le figure di cui si fida, se l’uscita del capo della segreteria, Emanuele Merlino, in vacanza sul Mar Rosso, è una scelta fisiologica, la destra deve abbracciare Osanna e sostenerlo. La nomina di Osanna è confermata da Giuli, è una sua volontà. E’ sua intenzione promuoverlo da direttore generale dei musei a capo dipartimento e Osanna ha già avuto lodi. Pietro Valsecchi sul Foglio ha scritto che la scelta di Osanna “è una notizia di cui essere fieri” e aggiunto: “Sono certo che saprà ascoltare le richieste di noi che ci occupiamo di Cinema”. Il mandato è fiduciario e decade con il ministro. Giuli ha la necessità di ricostruire il suo ufficio. Ha confermato la sua stima a Valentina Gemignani, capo di gabinetto, e adesso ha individuato in Osanna la figura migliore per sostituire Mario Turetta, capo di dipartimento del Diac, andato in pensione. Il Diac è il cuore del ministero, è il dipartimento che assegna i fondi del cinema (oltre seicento milioni), i fondi Fus (altri 450 milioni). La fama di Osanna come archeologo è indiscutibile. Ha restituito, insieme a Giovanni Nistri, direttore generale del Grande Progetto Pompei, vita nuova dopo i crolli che hanno fatto indignare il mondo e lasciato il testimone al suo allievo Gabriel Zuchtriegel. Osanna è il marito di Gianluca De Marchi, imprenditore, a capo di Urban Vision, una media company che opera nel settore dei restauri sponsorizzati. E’ la grande cartellonistica che fa alzare gli occhi al cielo. De Marchi è polutropos, come scriverebbe Omero. Ha partecipato alla produzione del film di Golino, Miele, ha accompagnato in visita Jeff Bezoz al Colosseo. Osanna e De Marchi si sono sposati nel 2022 a Capri. Li ha uniti Sorrentino e mezzo cinema italiano è sbarcato insieme a Francois Pinault del gruppo Kering a Villa Lysis, la casa del barone Fersen, il tragico poeta che trovava ristoro nell’oppio. De Marchi è anche editore. La sua Urban Vision edita Rolling Stone, la piccola bibbia di cinema e musica. Osanna e De Marchi, al naturale, sono un bellissimo copione di Visconti, sono amanti del bello, delle rovine, leggono i testi di Axel Munthe. In estate affittano a Sabaudia la villa che è stata di Bernardo Bertolucci e la aprono agli amici, ai cineasti, ai produttori e agli attori. Sotto le stelle parlano di letteratura con Golino, Bruni Tedeschi, il produttore Occhipinti. Sono amici di Lilli Gruber, Ginevra Elkann, Isabella Ferrari, e dalla loro casa di Largo Argentina sono passati i ministri e i parlamentari di sinistra mentre oggi si affacciano quelli di destra. All’ultimo compleanno di De Marchi c’era anche Salvini, il ministro dello screzio con Giuli. La scelta di Giuli ha un riflesso. La destra è pronta a tanta delicatezza, e la sinistra potrà ancora dire che il cinema è in mani inaffidabili? E’ chiaramente una mano tesa a una comunità che Osanna non solo conosce, ma frequenta. E’ un segno di apertura di Giuli a un mondo che la destra ha offeso e trattato in malo modo dopo lo scandalo tax credit, la bocciatura del documentario dedicato a Regeni. E’ una comunità a cui Meloni ha parlato, a viso aperto, quando ha definito il meccanismo del tax credit “scandaloso”. Il cinema italiano, come la politica e le consorti, è prodigo, tanto più quando si imbelletta e va al Festival di Cannes, all’Hotel Gray d’Albion, a quasi mille euro a notte. Quando Giuli porterà il nome di Osanna in Cdm (il prossimo) dal giorno dopo, se approvato, la destra, per coerenza non dovrà più usare la parola amichettismo. Con Osanna è tutto alla luce del sole, fotografato e pubblico. Perché avvisare? Perché la recente storia del ministero è maestra. Se Golino o altri amici di Osanna riceveranno contributi per le loro opere, nessuno potrà usare la malizia. Osanna lascia l’incarico di direttore dei musei. E’ un ruolo importante e la destra ha ancora un debito di gratitudine con Eike Schmidt, che ha scelto di correre a Firenze. Altri che possono aspirare al ruolo di Osanna sono Alberto Samonà, direttore della Villa Adriana a Tivoli, Edith Gabrielli, che dirige Palazzo Venezia, mentre il terzo, allievo di Osanna, è Luca Mercuri, direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo. Il nome più probabile è Mercuri e significa che Osanna gestirà il cinema e l’allievo i musei. Osanna era destinato a sostituire Alfonsina Russo, capo dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, nata a Lecce, la città di Mantovano, il cui mandato è stato prorogato. La libertà di Giuli si misura adesso, e con Giuli il patrimonio Osanna. Il rischio è che la destra non abbia abbastanza forza nel difenderlo e che la sinistra gli risponda un giorno: “Ma non eri passato con la destra?”.