Al quinto disco la cantante e autrice neozelandese riesce a condensare al meglio la sua arte sonora, dando alle stampe quello che è il suo apice, senza ombra di dubbio. Dieci brani dalle melodie e dagli arrangiamenti praticamente impeccabili, con il registro che varia di volta in volta, e con esso l’interpretazione vocale (addirittura spesso all’interno della stessa canzone), sia che si tratti di un mood cupo e introspettivo (la splendida apertura I Ate the Most), che ci si immerga in un mare di leggerezza (vedi Venus in the Zinnia) o che si sfiorino ricordi di Joan as Police Woman (la title-track).Aggiornamenti22/05/2026, 17:17 articolo aggiornato
Aldous Harding, registro variabile | il manifesto
(Alias) Al quinto disco la cantante e autrice neozelandese riesce a condensare al meglio la sua arte sonora, dando alle stampe quello che è il suo apice, senza ombra di dubbio. Dieci brani dalle melodie e dagli arrangiamenti praticamente impeccabili, con il registro che varia di volta in volta, e con esso l'interpretazione vocale (addirittura spesso









