A Roma il governo mette cerotti e tira sospiri di sollievo per il disastroso sciopero degli autotrasportatori evitato in extremis. Ma la partita vera si gioca a Cipro, dove sono riuniti informalmente l’Eurogruppo ed l’Ecofin. Senza un appiglio da parte dell’Europa il governo non può andare oltre le misure tampone. Non possono bastare a nessuno e meno di tutti a Salvini che ha scommesso tutte le sue residue fiches sul presentarsi come il leader che ha protetto aziende e famiglie di fronte alla tempesta energetica. Tutte le sue provocazioni mirano a forzare la mano al governo costringendolo se necessario allo sforamento di bilancio, Europa o non Europa.

Quel passo traumatico la premier e il ministro dell’Economia Giorgetti vogliono evitarlo a ogni costo. Dunque trattano con la Commissione alla ricerca di una strada che permetta all’Italia di spendere per fronteggiare gli effetti della crisi energetica senza che l’Europa del nord debba rinunciare al Vangelo rigorista. Ufficialmente il governo insiste sulla proposta messa nero su bianco da Meloni nella lettera alla presidente von der Leyen, ancora in attesa di risposta ufficiale. La premier martella dopo l’incontro con il premier irlandese Martin: «Crediamo che le circostanze legate alla crisi iraniana legittimino l’estensione della flessibilità che è stata già concessa per le spese in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica. Non si tratta di essere autorizzati a fare maggiore debito, ma di allocare al meglio quello che è già previsto». Da Cipro Giorgetti, in contatto continuo con il commissario Ue all’Economia Dombrovskis, ribadisce: «Non c’è nessuna soluzione che aiuti l’Italia, ci sono soluzioni che aiutano tutti i Paesi dell’Europa, in una situazione molto complicata e difficile. Riteniamo che la nostra proposta sia assolutamente razionale e di buon senso».