L’Ufficio Circondariale Marittimo – Guardia Costiera di Soverato, in funzione di polizia giudiziaria, nel corso di attività ispettive e di vigilanza avvenute nel febbraio 2024, procedeva al sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) di un’azienda operante nel Soveratese e specializzata nella lavorazione di marmi e pietre. Le accuse elevate riguardavano il presunto scarico di reflui industriali e il presunto deposito non autorizzato e incontrollato di rifiuti. Inoltre, secondo le ipotesi formulate dagli organi accertatori, si sarebbe trattato di rifiuti pericolosi. Ritenendo sussistenti i presupposti segnalati dalla polizia giudiziaria, il pubblico ministero chiedeva la convalida del sequestro al GIP, che accoglieva la richiesta della Procura.
La revoca del sequestro e il processo
I reati contestati, peraltro, sono oggetto di particolare attenzione da parte del legislatore che, anche recentemente, è intervenuto per inasprire le pene nei confronti di chi commette questa tipologia di reati ambientali. Tuttavia, già nella fase cautelare – conclusasi nel marzo 2024 – il Tribunale del Riesame aveva accolto la richiesta di M.R.G., legale rappresentante pro tempore dell’azienda, disponendo la revoca del sequestro preventivo. Nonostante ciò, la Procura della Repubblica di Catanzaro decideva di non chiedere l’archiviazione e di proseguire con l’esercizio dell’azione penale.











