Per la seconda volta la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d'assise d'appello la sentenza di condanna a 21 anni e due mesi nei confronti di Alice Flore, accusata di concorso nell’omicidio del cognato Angelo Maria Piras, ucciso il 25 gennaio 2015 nelle campagne di Lula.
Contestualmente, Alice Flore, è stata assolta senza rinvio dall’accusa di porto d’arma, reato ormai estinto per prescrizione.
Il ricorso presentato dai difensori della donna, gli avvocati Francesco Lai e Potito Flagella, si fondava su tre motivi principali. Al centro dell’impugnazione, in particolare, il fatto che la Corte d’assise d’Appello di Cagliari, nell’emettere l’ultima condanna, avrebbe richiamato valutazioni contenute nella precedente sentenza già annullata una prima volta dalla Suprema Corte.
Secondo la difesa, inoltre, i giudici non avrebbero tenuto adeguatamente conto della nuova perizia fonica sulle intercettazioni ambientali, ritenuta decisiva per la ricostruzione dei fatti. Proprio una frase captata nelle registrazioni è stata per anni oggetto di interpretazioni opposte: per l’accusa il riferimento era a “quattro cartucce”, elemento ritenuto compatibile con la preparazione dell’agguato; per la difesa, invece, le parole pronunciate sarebbero state “quattro panini per il cane”, una frase del tutto estranea all’omicidio.








