Quante volte ci siamo chiesti se riscaldare al microonde gli avanzi nel contenitore di plastica fosse davvero una buona idea? Il dubbio è legittimo, ma una nuova ricerca svizzera rassicura un po', almeno in quanto a rilascio di ftalati e Bisfenolo A
Si parla sempre più spesso dei possibili rischi legati all’uso dei contenitori in plastica per riscaldare il cibo nel microonde. Un’abitudine diffusissima nella vita quotidiana, scelta per comodità e velocità, ma che continua a sollevare non pochi dubbi. La domanda di fondo sostanzialmente è: il calore può favorire il rilascio di sostanze chimiche nel cibo?
Per fare chiarezza su questo punto, la rivista svizzera K-Tipp ha inviato 12 contenitori per alimenti in plastica — tra cui prodotti reperibili anche in Italia come quelli di IKEA — a un laboratorio specializzato.
Ogni contenitore è stato sottoposto a un’analisi approfondita, alla ricerca di tracce di 36 diverse sostanze potenzialmente pericolose: dai plastificanti come gli ftalati ai bisfenoli A e F, noti interferenti endocrini.
Il metodo scelto è stato volutamente realistico. Niente miscele di laboratorio standardizzate, i ricercatori hanno riempito ogni contenitore con un decilitro di salsa di pomodoro Barilla, poi l’hanno scaldata per tre minuti a 600 watt. Il pomodoro, si sa, è particolarmente aggressivo con i materiali e quindi rappresenta una delle peggiori condizioni possibili per testare la migrazione chimica.







