Ambrogio

Mario Alberto Marchi

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Si chiama Manifesto per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ed è il documento con cui il Comune di Milano ha messo nero su bianco la propria strategia di governo dell’AI. Pubblicato nelle settimane scorse, si articola su tre livelli: una visione di fondo, un set di valori condivisi, quarantacinque casi d’uso operativi che spaziano dai servizi anagrafici all’analisi del traffico, dalla manutenzione predittiva delle infrastrutture al supporto decisionale per gli uffici di Palazzo Marino. La formula che ricorre è quella del “nuovo umanesimo digitale”.

Il calendario regolatorio europeo aiuta a leggere la mossa. Dal 2 agosto 2026 entrerà in piena operatività l’AI Act, il regolamento dell’Unione che imporrà obblighi stringenti ai sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio in settori come banche, assicurazioni, sanità ed energia, con sanzioni fino al sette per cento del fatturato globale per le aziende non conformi. L’Italia, primo Paese dell’Unione ad aver approvato una legge nazionale sull’AI, deve trasformare il primato normativo in capacità industriale concreta. Una scommessa che si gioca anzitutto nelle metropoli.