di
Vincenza Alfano
I due musicisti insieme tra i banchi. Gragnaniello si fermò alle elementari, Pino Daniele andò avanti con gli studi: «Era molto più bravo di me»
Secondo appuntamento con «Foto di classe». La rubrica che racconta la scuola e la sua importanza per chi ce l’ha fatta e chi è rimasto indietro. Per chi ricorda un maestro che ha dato un indirizzo al suo futuro. Per chi ricorda una compagna, un compagno speciale con cui ha attraversato un pezzo di vita. Nella foto, la quarta elementare della scuola Oberdan, di via Carrozzieri alla Posta. Il bambino dai capelli folti e neri e lo sguardo sveglio è Enzo Gragnaniello. Il quartiere è in pieno centro tra l’ufficio della Posta Centrale e piazza Giovanni Bovio: da un lato la city con i suoi uffici e la Borsa, dietro i maestosi palazzi del Risanamento, i vicoli, gli edifici fatiscenti, i bambini che giocano per strada. Stridenti contrasti di una città che ama contraddirsi e alterna splendore a miseria. Sono passati più di quarant’anni e poco è cambiato da allora.
Come era quel bambino nella foto?«Ero un bambino anarchico. A volte me ne andavo a dormire nell’auto costringendo mia madre a venirmi a cercare di notte. Ho sempre giocato a pallone nella piazzetta di Sedile di Porto. C’era questo conflitto tra vico Cerillo dove abitavo e palazzo Ammendola e, quando andavamo a giocare dietro la parrocchia di Sant’Onofrio dei vecchi, per noi era come andare in trasferta».










