I corpi dei quattro italiani morti nella grotta di Dekunu Kandu sono in viaggio verso l'Italia. Dovrebbero arrivare domani intorno alle 13 all'aeroporto di Malpensa su un volo Turkish Airlines: Monica Montefalcone, docente dell'Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e il neolaureato Federico Gualtieri. Subito dopo saranno disposti gli esami autoptici, che potrebbero offrire elementi decisivi per ricostruire la dinamica della tragedia. Il primo a essere sottoposto ad autopsia - già fissata per lunedì - sarà Gianluca Benedetti, il capobarca 44enne di Padova il cui corpo era stato recuperato per primo.
A raccontare per la prima volta dall'interno cosa hanno trovato nella grotta è Sami Paakkarinen, il subspeleologo finlandese che insieme a Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist - attivati dall'organizzazione Dan Europe - ha condotto la missione di recupero.
«I corpi erano tutti insieme in una porzione della grotta», spiega Paakkarinen. «Siamo stati molto sollevati quando li abbiamo trovati, perché durante la prima immersione siamo stati a lungo senza individuarli e stavamo cominciando a pensare che non fossero più lì». La grotta, descrive l'esperto, è «molto profonda, 60 metri; non è molto lunga, circa 200 metri, ma è molto impegnativa». Una cavità che il team ha affrontato con equipaggiamenti ben diversi da quelli dei cinque italiani: rebreather per restare sott'acqua oltre cinque ore, scooter subacquei, sagola da fissare alle pareti come filo d'Arianna. Strumenti indispensabili in un ambiente dove, come aveva già spiegato Laura Marroni, ceo di Dan Europe, a quelle profondità «si ha un'autonomia di 10-12 minuti» con le bombole da 12 litri che avevano i sub italiani.










