Sorpresa: siamo noi che abbiamo bisogno dell’Ucraina, non il contrario. Di fronte al «miracolo» di un milione di soldati ucraini che da quattro anni e tre mesi bloccano con successo la più grande armata del continente europeo, già da qualche tempo circolava questa battuta: è la Nato che dovrebbe chiedere l’adesione all’Ucraina, non il contrario. Alla luce dello stato miserevole di molte forze armate dell’Europa occidentale, dopo decenni di ridimensionamento, in effetti Kiev è l’unica «difesa comune europea» degna di questo nome, di fronte a una minaccia reale e concreta come l’espansionismo russo. Dalle battute ironiche si è passati alla realtà, più di recente, in occasione della guerra in Iran: gli Emirati arabi uniti hanno invitato Zelensky per comprargli il know how tecnologico dei droni, onde difendersi dagli attacchi di Teheran. Si è detto che Taiwan starebbe negoziando un patto simile. Infine, ancor più clamoroso, è il Pentagono che chiede consulenza a Kiev per modernizzare il proprio arsenale nella guerra dei droni, e uscire dal dilemma che la guerra in Iran ha esposto: l’America ha dato una soverchiante prova di forza, sì, però ha speso troppo, usando armi sofisticate e costosissime, con uno squilibrio di conti economici rispetto ai droni low-cost degli iraniani. Insomma oggi l’Ucraina appare come un «piccolo gigante» nella concezione più avanzata della sicurezza nazionale e della difesa contro le aggressioni. Sicché quando il cancelliere tedesco Merz spinge per accelerare i tempi dell’associazione di Kiev all’Unione europea, dà solo l’ultima conferma di un rovesciamento di rapporti.
Sorpresa: è l'Occidente che ha bisogno dell'Ucraina
Dopo decenni di ridimensionamento, Kiev è l’unica «difesa comune europea» degna di questo nome: «investire nell’Ucraina significa investire nella sicurezza europea»







