La protesta dei lavoratori cinesi a Prato (Foto Attalmi)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciPrato, 22 maggio 2026 – Dopo la lezione di Cristina, prima orientale a rivendicare maggiori diritti, ora a Prato ci sono altri due lavoratori cinesi, un uomo e una donna, in sciopero davanti a una piccola azienda di confezioni tessili, specializzata nell’applicazione di bottoni su capi d’abbigliamento.

"18 ore al giorno per 3 centesimi a bottone”

La protesta dei due lavoratori in in via di Casale è sostenuta dal sindacato Sudd Cobas, che denuncia condizioni di lavoro "disumane" e il mancato pagamento degli stipendi da diversi mesi.

Secondo quanto riferito dal sindacato, i due operai avrebbero lavorato "dalle 14 alle 18 ore al giorno, senza giorni di riposo", con una retribuzione "a cottimo di tre centesimi a bottone". Il Sudd Cobas sostiene inoltre che il 5 maggio scorso, durante una discussione legata alle rivendicazioni salariali, la titolare dell'azienda avrebbe aggredito fisicamente una lavoratrice. La protesta è sostenuta dal sindacato Sudd Cobas (Foto Attalmi)

Alla protesta partecipano anche altri iscritti al sindacato, mentre alcuni manifestanti stanno cercando di coinvolgere nella mobilitazione un lavoratore afghano impiegato all'interno della fabbrica. La situazione, secondo il sindacato, evidenzia "la complessità delle condizioni lavorative nella realtà multietnica pratese".