Si era addormentata in ufficio, per trenta minuti, solo per recuperare il sonno arretrato per le notti in bianco passate ad accudire il figlio appena nato. Per questo motivo, nell’aprile 2023, un’impiegata amministrativa di 35 anni, assunta a tempo indeterminato in una ditta in provincia di Varese, è stata licenziata a maggio. Come riporta il Corriere della Sera, dopo una lunga battaglia legale, la seconda sezione civile del Tribunale di Varese ha dichiarato il provvedimento disciplinare nullo.

La donna all’epoca soffriva anche di ansia e di attacchi di panico e aveva timbrato il cartellino per uscire a pranzo verso le 13. Dopo mezz’ora era rientrata in anticipo in azienda per riposarsi, sfruttando gli ultimi 30 minuti della pausa sul divanetto della stanza infermeria.

A tradirla però l’aver timbrato, per istinto, il badge di ingresso: per i suoi capi un gesto da punire con un severo procedimento disciplinare. Per la giudice Federica Cattaneo però, timbrare il cartellino al rientro anticipato è un gesto irrilevante e non idoneo a giustificare una sanzione così estrema. Inoltre, si legge nelle motivazioni della sentenza, la donna era rientrata dalla maternità a gennaio, dopo aver partorito il figlio a giugno dell’anno precedente. Il licenziamento è stato quindi intimato prima che il bambino compisse un anno di età, una pratica vietata dalla legge italiana.