Da più di due settimane la Bolivia è da proteste popolari, blocchi stradali e scontri tra manifestanti e polizia. Ieri il presidente di destra Rodrigo Paz ha aperto al dialogo con i sindacati e le ONG: «Le organizzazioni sociali, quelle che rappresentano le organizzazioni sociali, avranno sempre uno spazio per il dialogo e la negoziazione all'interno del governo» e si è detto convinto che la nomina a ministro del Lavoro di Williams Bascopé, di origine aymara e "uomo di dialogo" che faciliterà i negoziati con chi protesta: «Un uomo convinto soprattutto che la patria sia al di sopra di ogni ideologia, al di sopra di ogni processo politico, al di sopra di ogni posizione, la patria sarà sempre al di sopra di tutto».Una svolta solo rispetto al giorno prima, quando Paz, annunciando il rimpasto di governo, aveva assicurato che non avrebbe parlato con i "vandali". Poi ha dovuto chiarire che «Quando ho parlato di vandali, intendevo coloro che distruggono la funivia, coloro che aggrediscono le persone per strada, coloro che danneggiano la proprietà o entrano in proprietà private e la devastano».A Paz ha risposto l’ex presidente boliviano, il socialista Evo Morales che, in un'intervista a RT, ha evidenziato che «C'è una rivolta, sono convinto che sia una ribellione, una rivolta del movimento popolare, del movimento indigeno e di altri settori sociali contro il modello neoliberista, che Paz insiste nell'imporre. Le mobilitazioni sono state causate dal fatto che l'"aggiustamento strutturale" dovuto alla crisi economica, attuato dal governo, ricade sui poveri».Morales, presidente della Bolivia tra il 2006 e il 2019, ha negato di essere l’ispiratore della rivolta: «Mi incolpano, non ho indetto quella mobilitazione, non sono un leader nazionale dei movimenti sociali. Il Governo ha perso ogni autorità appena sei mesi dopo il suo insediamento, perché ha iniziato a non rispettare le promesse elettorali. Paz non ha rispettato la Costituzione del Paese e, pertanto, ha contribuito a un crollo dell'ordine costituzionale. Un esempio di questo è la revoca dei poteri al vicepresidente Edmand Lara tramite un decreto. Il presidente e il vicepresidente non si parlano, non si guardano né si salutano, non c'è governo. Secondo la Costituzione, quando non c'è governo, quando c'è abbandono, quando c'è un conflitto come questo, entro tre mesi devono essere indette nuove elezioni».Le ragioni del malcontento sociale contro la destra sono molte, ma la miccia che ha incendiato la rivolta è sicuramente l'emanazione della ley de tierras, una legge che modifica la classificazione fondiaria e consente che i piccoli appezzamenti di terreno vengano volontariamente riclassificati come proprietà di medie dimensioni. La Legge 1720, presentata al parlamento dal senatore Branko Marinkovic, deell'alleanza di destra Libre e coltivatore di soia, è stata promulgata da Paz lo stesso giorno in cui è iniziata la marcia degli indigeni e dei contadini: l'8 aprile, durante un evento con i leader dell'agroindustria del dipartimento di Santa Cruz, nonostante avesse già incontrato una durissima opposizione durante il suo iter parlamentare all’Asamblea Legislativa Plurinacional. Come spiegava Mongbay Latam già all’inizio delle proteste, la ley de tierras «Ha suscitato un'ampia opposizione da parte delle organizzazioni indigene e contadine, che sostengono che favorisca le grandi imprese agroalimentari e incentivi la deforestazione e il cambiamento di destinazione d'uso del suolo». E’ da qui che è partita la marcia indigenista che dall'Amazzonia boliviana ha raggiunto la capitale La Paz e alla quale si sono uniti il potente sindacato dei minatori, gli studenti e decine di organizzazioni sociali. Per la Fundación Tierra, «Il provvedimento è incostituzionale e regressivo in materia agraria perché promuove una riconcentrazione delle terre nelle mani dei grandi proprietari terrieri, con una minaccia indiretta alla proprietà collettiva indigena. Questa legge avvantaggia gli imprenditori che, durante il processo di regolarizzazione dei titoli fondiari hanno suddiviso proprietà di medie e grandi dimensioni per ottenere titoli di proprietà come piccole aziende zootecniche. Solo a Santa Cruz, afferma l'organizzazione, ci sono 7.000 di queste proprietà, con dimensioni che vanno dai 100 ai 500 ettari, per un totale di 1,7 milioni di ettari. Di questo totale, almeno il 30% è attualmente dedicato all'agricoltura meccanizzata per l'esportazione - soia e altre colture agroindustriali - e potrebbe essere trasformato in proprietà agricole di medie dimensioni poiché, grazie all'elevato livello di reddito, in pratica non costituisce una piccola proprietà in senso stretto, ovvero non rappresenta essenzialmente uno spazio per la vita familiare e la produzione». Fátima Monasterio, avvocata e ricercatrice della Fundación Solón, ha detto a Mongabay Latam che «La legge è incostituzionale perché altera il sistema agrario sancito dalla Costituzione in due modi: lascia i piccoli proprietari terrieri senza tutela e indebolisce il controllo sull'uso del suolo. L'esperta ha sottolineato che questa legge "elimina" le tutele per i piccoli proprietari terrieri e avvantaggia le grandi imprese agroalimentari. Questa legge indebolisce le garanzie costituzionali stabilite per proteggere i rapporti esistenti con la terra, il territorio e le comunità indigene e contadine, rapporti che non sono guidati dalle forze di mercato, ma dal senso di appartenenza e dalla vita stessa. l'impatto ambientale di questa legge non è indiretto, è strutturale. La legge consente la riconversione agraria che sospende la Función Económico-Social (FSE) del terreno per dieci anni, il che significa che durante tale periodo non vi è alcun controllo statale su di esso. questo amplierà la frontiera agricola, cambierà l'uso del suolo e aumenterà la pressione sulle foreste».Per Javier Fernández, presidente della Central Indígena de los Pueblos Originarios de la Amazonía de Pando, «Questa legge incoraggia gli incendi e la deforestazione, poiché i proprietari terrieri potrebbero espandere la frontiera agricola senza controlli efficaci, con conseguenze negative per foreste ed ecosistemi. La protezione del suolo e dell'acqua sarà ridotta perché, in assenza di una chiara supervisione, le pratiche estrattive o intensive potrebbero degradare il territorio e le altre risorse naturali».Marcelina Amironga, presidente del Centro de Mujeres Indígenas Guarayas, conclude: «L’approvazione della legge da parte del governo Paz senza consultare le comunità indigene è oltraggiosa. Hanno approvato una legge di cui non sappiamo nemmeno come abbiano fatto. L'hanno fatto alle nostre spalle. Grazie a noi, la Bolivia respira ancora aria pulita».