Scontri violenti a La Paz tra polizia e manifestanti. La Bolivia fa i conti con il crollo delle riserve di gas, l'inflazione e la carenza di carburante

La Bolivia sta vivendo una delle fasi più difficili degli ultimi decenni. Da settimane il Paese è attraversato da proteste, scioperi e blocchi stradali contro il governo del presidente Rodrigo Paz, eletto un anno fa. Alla base della mobilitazione ci sono il peggioramento della crisi economica, l’aumento del costo della vita e il malcontento verso le politiche dell’esecutivo. Le manifestazioni sono iniziate il primo maggio, durante la Giornata internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici, su iniziativa della Central Obrera Boliviana (COB), il principale sindacato del Paese. La COB ha proclamato uno sciopero generale a tempo indeterminato. Da allora migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città, mentre gli scioperi hanno paralizzato parte dei trasporti pubblici e delle attività produttive.

Gli scontri a La Paz e i blocchi stradali

Le tensioni più forti si sono registrate nella capitale La Paz e nella vicina El Alto, dove manifestanti e forze dell’ordine si sono scontrati più volte. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni nei pressi del palazzo presidenziale, mentre gruppi di lavoratori pubblici hanno bloccato le strade con autobus, camion e automobili. Nelle ultime ore il governo ha ordinato un massiccio intervento delle forze di sicurezza per liberare le principali arterie del Paese. Secondo le autorità, circa 3.500 tra soldati e poliziotti sono stati impiegati nell’operazione iniziata sabato mattina. Il governo sostiene che nelle ultime settimane siano stati organizzati almeno 22 blocchi stradali in tutto il territorio nazionale, segno di una protesta sempre più diffusa e difficile da contenere.