La spedizione ha l'obiettivo di cercare lo scontro e isolare Israele. Nella rassegna stampa internazionale non trova l'ampio spazio che ha nei giornali italiani
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Ci risiamo. Per la terza o quarta volta in pochi mesi, ormai abbiamo perso il conto, ci troviamo nel pieno di una isteria politico-mediatica per la Global Sumud Flotilla. Nonostante siano coinvolti attivisti di una quarantina di Paesi, le sue disavventure stentano a fare notizia, solo nel nostro Paese occupano aperture e intere paginate sui giornali e i talk tv. Questa volta a regalare ai flotilleros l’incidente perfetto che cercavano è stato il ministro israeliano Ben-Gvir, a sua volta in cerca di visibilità in vista delle elezioni del prossimo autunno. Proviamo a metterci un pizzico di senso della misura e attinenza ai fatti. Il blocco navale israeliano è legittimo, così come è legittimo quello Usa nel Mar Arabico. Sono operazioni militari conformi al diritto di guerra. Il tentativo di violare il blocco è un atto ostile che espone chi lo compie ad abbordaggio, sequestro dell’imbarcazione e arresto, anche in acque internazionali.
In particolare nel caso di questa Flotilla, partita non dall’Europa ma dalla Turchia, il sospetto delle autorità israeliane che sulle imbarcazioni non si trovassero solo attivisti animati da buone intenzioni, ma anche soggetti legati ad Hamas e ai Fratelli Musulmani, o comunque pericolosi, come nel caso della Mavi Marmara, era fondato. In ogni caso, nel momento in cui i flotilleros a bordo delle loro imbarcazioni provano a violare il blocco navale israeliano cessano di comportarsi come pacifici manifestanti, e anche se a posteriori risulteranno disarmati, compiono un atto ostile, esattamente come coloro che in piazza provano a forzare i cordoni delle forze dell'ordine.













