Tre animatori scolastici di una scuola materna di un quartiere bene di Parigi, nel settimo arrondissement, due uomini e una donna, sono convocati oggi davanti ai giudici perché sospettati di violenze e molestie sessuali su una ventina di bambini. Alcuni giorni fa un blitz della polizia nella scuola statale Saint-Dominique aveva portato all’arresto di sedici persone, di cui tredici sono state rilasciate per insufficienza di prove. Nel corso dell’inchiesta, 44 bambini sono stati ascoltati dagli agenti della Brigata di protezione dei minori. I numeri dei casi di molestie su minori nelle scuole parigine però potrebbero essere molto più alti: 84 scuole materne, una ventina di scuole elementari e una decina di asili sono sotto inchiesta, secondo i dati della procura di Parigi. Dall’inizio dell’anno, ha comunicato il municipio, 78 animatori scolastici sono stati sospesi. Di questi, 31 sono sospettati di violenza sessuale. Lo scandalo nei doposcuola di Parigi cresce. Nei prossimi giorni sono attese altre convocazioni nell’ambito di altre tre procedure già aperte.
Un primo allarme era stato dato all’inizio dell’anno da un’inchiesta giornalistica di France 2, nata in un primo tempo per rendere conto delle condizioni di lavoro precarie e le basse remunerazioni degli animatori scolastici. Ma nel corso dell’inchiesta è emerso ben altro: le telecamere nascoste dei giornalisti hanno filmato diversi “comportamenti inappropriati” di animatori. Il caso degli abusi nei doposcuola è esploso però soprattutto durante la campagna elettorale per le municipali di Parigi, a marzo. Il 10, a qualche giorno dal primo turno, France Inter ha a sua volta rivelato che un animatore scolastico assunto nel dicembre 2025 in una scuola materna del quindicesimo arrondissement della capitale e denunciato a febbraio con l’accusa di stupro, era stato licenziato poche settimana prima da un altro istituto parigino: era già sospettato di violenze psicologiche sui bambini. Ma la cosa non era stata segnalata e l’uomo ha potuto riprendere il suo lavoro altrove. I legali e i collettivi delle famiglie hanno denunciato l’omertà delle istituzioni: “Ci scontriamo contro il muro del silenzio”. L’allora sindaca uscente, Anne Hidalgo, aveva finito col riconoscere delle “disfunzioni”.










