di

Guido De Franceschi

Subito dopo aver incriminato Raúl Castro, gli Usa hanno inviato verso Cuba la portaerei Nimitz. Ruvida la reazione di Mosca. Anche la Cina ha manifestato la sua opposizione alle «pressioni esercitate da forze esterne» sull’Avana

In un contesto geopolitico in cui, sull’Ucraina e molti altri dossier, i rapporti tra la Casa Bianca di Donald Trump e il Cremlino di Vladimir Putin corrono sul filo di una continua ambiguità, il posizionamento di Washington e di Mosca su Cuba — con gli Stati Uniti che premono sul regime dell’Avana e la Russia che, con la terminologia «postsovietica» della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, corre in soccorso (verbale) del «popolo fratello» caraibico — ha un sapore novecentesco. E ieri anche Trump, parlando di Cuba con i giornalisti, ha fatto riferimento al secolo scorso: «Per 50 o 60 anni è sembrato che gli altri presidenti stessero per fare qualcosa, ma pare che sarò io quello che la farà davvero». Rimane intatta, però, tutta l’ambiguità racchiusa in quel something del presidente. Una negoziazione? Un cambio di regime? Un intervento militare?

Intanto, subito dopo aver incriminato Raúl Castro (95 anni venerdì) per la morte di 4 americani avvenuta nel 1996, gli Stati Uniti hanno inviato verso Cuba la portaerei Nimitz con le navi da guerra che ne costituiscono il corteggio: «Un benvenuto nei Caraibi alla Nimitz e alla sua squadra di attacco!», ha scritto sui social il Southern Command delle forze armate americane, ricordando come quell’unità navale abbia già dimostrato in varie regioni la sua capacità di combattimento.