Una foto che ricorda le maxi operazioni contro i narcos tra Colombia, Messico ed Equador. Sul pavimento della direzione investigativa antimafia c’è l’arsenale scoperto dal personale della Dia e dei carabinieri ad Aprilia. Perché le armi da guerra sono state sequestrate alle porte della capitale dove i boss erano pronti a colpire il clan rivale.

Così, in attesa del vaglio del giudice, gli inquirenti hanno eseguito un provvedimento precautelare di fermo disposto dal pubblico ministero nei confronti di quattro persone ritenute affiliate a una famiglia mafiosa, un cartello criminale egemone da decenni nella zona di Aprilia e nei comuni limitrofi. La famiglia è quella autoctona retta dal boss Patrizio Forniti, in ottimi rapporti con i clan di ‘ndrangheta del territorio, latitante fino all’arresto lo scorso anno in Spagna.

Un fermo necessario perché bisognava evitare l’esecuzione della strage che prevedeva anche l'utilizzo di armi da guerra dotate di ottiche di precisione per colpire i rivali a distanza, una banda guidata dall’albanese Osvaldo Cuni.

Il controllo del mercato della droga è la ragione alla base dell’azione di fuoco, per eseguirla i membri del clan sono tornati dalla Spagna, dove hanno messo radici con tanto di base operativa. Marco Formica, luogotenente del boss Forniti, è tornato dall’estero per punire il gruppo avversario.