Gemona, 22 maggio 2026 - I bambini del terremoto in Friuli. I bambini di Gemona, il cuore della devastazione, come Monica Ragalzi, che aveva solo 7 anni. “La mamma e il papà ti hanno già raggiunto. Non ho potuto farti conoscere mia moglie Donatella, le mie figlie Lisa e Anna, i miei nipotini Noemi ed Elia”. Giulio Ragalzi, ex assessore, oggi oste di Gemona, ha ricordato così la sua sorellina uccisa dall’Orcolat la sera del 6 maggio 1976. Lo ha fatto per decenni, lo ha rifatto quest’anno, a mezzo secolo da una tragedia “che non abbiamo mai superato, come comunità”.
Nella foto della necrologia, la bimba sorride, un caschetto nero, la frangia, la domanda del fratello che non avrà mai risposta, “chissà come sarebbe stata la vita con te…”.
Lo incontriamo nella sua osteria, Intant bondì, anche questo nome dice molto del popolo friulano. Signor Giulio, il terremoto del Friuli è considerato l’esempio più virtuoso di ricostruzione in Italia. Come si è realizzato questo miracolo?
“Intanto con la popolazione, che non si è mai fermata. E poi essere una Regione a statuto speciale ci ha permesso di snellire la burocrazia. Il presidente era un grande imprenditore locale, l’ingegner Comelli. E ha delegato tante decisioni ai sindaci, che avevano il termometro del territorio. La terza cosa che ci è andata benissimo è stata la nomina di Zamberletti a commissario straordinario”.










