Diventano virali le parole di Heinz von Foerster pubblicate da Science nel 1960. Oggi quel modello matematico ha un valore nullo, ma il fatto racconta molto di noidi Corrado Oconevenerdì 22 maggio 20263' di letturaVenerdì 13 novembre 2026. Ancora pochi mesi e il mondo finirà. Affrettiamoci a mettere un punto a tutto il nostro affaccendarci, ai miseri e vani affari della caduca vita umana. Sempre che prendiamo per buono uno studio che comparve su Science nel lontano 1960 e che fissava per quel giorno la fine del mondo. Ovviamente non era una profezia, ma solo il risultato di un modello matematico che metteva in relazione le risorse della terra con l’aumento della popolazione.Il valore di ogni modello, che ragiona su elementi astratti che l’imprevedibilità della storia contribuisce sempre a smentire, è praticamente nullo. E quello del fisico austriaco Heinz von Foerster, che lo aveva elaborato, voleva essere soprattutto un monito all’umanità ad essere più attenta e a non costruire con le proprie mani gli strumenti della propria autodistruzione. Quel che sicuramente von Foerster non poteva immaginare è che, con l’avvento del web, la sua teoria sarebbe stata ripresa a ridosso della fatale data diventando virale. Perché? In molti diranno che il tema è quanto mai attuale perché l’azione dell’uomo, considerato un agente patogeno, ha causato un “cambiamento climatico” che farà presto implodere il pianeta. Argomento, come si sa, molto discutibile, per quanto generatore di politiche ambientali quasi sempre inefficaci e controproducenti.Il motivo più profondo di questa ripresa è però di ben altra natura e di più antica, forse ancestrale, origine, concernendo l’immaginario umano, la ricerca del senso dell’essere stati “gettati”, per dirla con Heidegger, in questo mondo.Un senso possibile non è con tutta evidenza rintracciabile qui ed ora: la nostra esistenza è segnata dalla finitezza e dall’incompiutezza e imperfezione di tutto ciò che l’accompagna. Il senso è compimento e il compimento può realizzarsi solo in un’altra dimensione, che non è quella terrena, o alla fine dei tempi. Di qui il tema dell’apocalisse, che letteralmente significa rivelazione e che coincide col giorno in cui tutti i cardini del mondo saranno rimessi al loro posto e a noi ci si svelerà finalmente nella sua interezza quella verità a cui aneliamo. Nella religione cristiana il senso della mancanza, o la mancanza di senso che è lo stesso, è data dalla presenza delle forze del male frammiste a quelle del bene. L’Anticristo, è scritto nell’Apocalisse dell’apostolo Giovanni, mostrerà la sua faccia proprio alla fine dei tempi, ma Cristo lo sconfiggerà, salvando e redimendo l’umanità. Nel periodo che ci separa dal nuovo e palingenetico avvento del Signore le forze del male sono tenute sotto controllo.Il tema di questo “potere frenante”, o eschaton, è sviluppato soprattutto da Paolo di Tarso, che come è noto il vero sistematore della dottrina cristiana. Ma ciò che più fa specie è come queste categorie cristiane siano passate nel discorso comune e secolarizzato delle società moderne, anch’esse alla ricerca di una compiutezza e una perfezione che si è voluta raggiungere con religioni laiche fortemente ideologizzate, in primis il marxismo, che hanno però fallito e prodotto tragedie. Oggi, in un’epoca di totale scristianizzazione, non abbiamo più punti di riferimento. Una nichilistica mancanza di senso avvolge le nostre vite e le rende insignificanti. «Solo un Dio potrà salvarci», ma all’orizzonte non si vede. Chesterton diceva che «da quando gli uomini non credono più in Dio, sono nella condizione di poter credere a tutto». Anche alla veridicità di modelli astratti come quello di von Foester.
La fine del mondo il 13 novembre 2026 e il bisogno dell'uomo di un'altra dimensione | Libero Quotidiano.it
Venerdì 13 novembre 2026. Ancora pochi mesi e il mondo finirà. Affrettiamoci a mettere un punto a tutto il nostro affaccendarci, ai ...







