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È dagli anni Novanta che le vittime di Jeffrey Epstein denunciano i suoi abusi. Per decenni però questa rete di potere e violenza è rimasta al coperto, fino a quando, con il suo suicidio in carcere e la pubblicazione degli Epstein files, non è scoppiato il caso. E da quel momento Jeffrey Epstein è diventato una sorta di creatura aliena, il suo nome si è trasformato in un’antonomasia, un sinonimo del male a cui associare crimini e nefandezze varie. Ma Jeffrey Epstein non era nulla di paranormale, era un uomo comune. Un uomo ricco e potente, sì, ma un uomo come tanti altri, che ha sfruttato a proprio vantaggio ciò che comporta essere un uomo ricco e potente nella cultura e nella società occidentale. Perché tanti altri uomini ricchi e potenti hanno abusato delle loro posizioni, del loro potere per commettere e coprire le loro violenze ai danni di donne vulnerabili, fragili, o semplicemente donne che non avrebbero mai contato nulla di fronte a tutti i mezzi e gli strumenti a disposizione dei loro aggressori. Il mondo in cui viviamo è pieno di predatori sessuali. Ed è un mondo talmente intriso di cultura dello stupro che i loro crimini vengono normalizzati. Non ci sconvolge l’idea che uomini facoltosi possano abusare del loro potere, che possano avere donne e ragazze alla loro mercé, senza doversene mai assumere la responsabilità.








