di Anna Lombardi
"Puoi spostare l’orario del massaggio di domani? Non vorrei perdere un altro giorno di scuola". C’è anche l’appello di Jennifer Araoz, finita nella rete di Jeffrey Epstein quando aveva solo 14 anni, nel mare magnum dei file messi online alla rinfusa dal Dipartimento di Giustizia americano lo scorso gennaio: il suo nome omesso solo in un secondo momento, dopo la formale protesta insieme ad altre vittime la cui identità era stata data in pasto ai curiosi, mentre quella dei loro sfruttatori era stata oscurata.
Perché questi sono gli Epstein Files: un calderone di mail private e carte giudiziarie, che hanno svelato (in parte) la spudorata rete del finanziere pedofilo che intrecciava sesso e potere, mettendo in relazione politici, economisti, scrittori, artisti, guru di Silicon Valley e scienziati, progressisti e conservatori, democratici e repubblicani, gretti e visionari.






