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31 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:39
Il caso Epstein e l’iceberg che nessuno vede. Dai 3,5 milioni di documenti sul finanziere pedofilo (il catalogo è questo: jmail.world) è emersa una rete di potere i cui protagonisti praticavano crimini sessuali su minori: delitti impuniti nonostante le denunce delle vittime e le inchieste giornalistiche.
Per capire come sia potuto accadere occorre prendere una pillola rossa: l’inchiesta con cui la giornalista Whitney Webb, nel 2019, ricostruiva la rete potentona di cui Epstein era il galoppino. Questa rete condiziona da decenni la politica statunitense e israeliana tramite fondazioni, lobbismo, holding, contatti personali e ricatti sessuali: le sue attività illecite (politiche, militari e finanziarie) sono pressoché impermeabili alla giustizia tradizionale. Ne è una prova la pubblicazione degli Epstein files: per legge, il Dipartimento di Giustizia doveva pubblicarli, ma non l’ha fatto, e la pubblicazione parziale è stata eseguita in modo incompetente (divulgazione dei dati personali delle vittime, come per intimidirle; occultamento di nomi di persone coinvolte nei reati, come per confermare la loro impunità). Il 14 aprile la procuratrice generale, Pam Bondi, dovrà presentarsi davanti a una commissione della Camera per risponderne. I Dem accusano l’amministrazione Trump di insabbiamento, chiedendo trasparenza e giustizia per le vittime.






