La rischi natura BCE entra al centro del dibattito finanziario europeo con un messaggio netto: cambiamento climatico e degrado degli ecosistemi non sono più temi laterali. Per la Banca centrale europea incidono già su economia, inflazione, credito e stabilità dell’eurozona. Nel suo intervento del 21 maggio 2026, Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della European Central Bank e vicepresidente del Supervisory Board, ha descritto un quadro in cui clima e biodiversità entrano direttamente nel perimetro di vigilanza e politica monetaria.
Il punto di partenza è semplice, ma pesante nelle implicazioni. Secondo la BCE, il cambiamento climatico pone già rischi materiali all’economia dell’Unione europea. Non si parla quindi di minacce future o astratte: i danni sono visibili nei conti, negli asset e nella capacità del sistema finanziario di assorbire shock.
C’è poi un secondo elemento che spiega perché Francoforte stia alzando il livello di attenzione. La dipendenza energetica europea viene indicata come una vulnerabilità critica per la stabilità dei prezzi. Elderson lega questa fragilità al concetto di fossilflation, cioè la pressione inflazionistica legata ai combustibili fossili e agli shock energetici.










