Banche, «è necessario restare vigili» perché «i rischi geopolitici stanno aumentando». A suonare la campanella d’allarme è la Bce, che richiama il comparto a un surplus di attenzione alla luce di un contesto internazionale in surriscaldamento, segnato da tensioni politiche e commerciali e da equilibri in continuo movimento. In un post che sarà pubblicato oggi sul sito della Bce dal titolo significativo «Priorità di vigilanza 2026-28: tracciare la rotta in acque turbolente», due figure di vertice dell’istituzione di Francoforte – il membro del Supervisory Board della Vigilanza, Sharon Donnery, e il Director Supervisory Strategy & Risk, Mario Quagliariello – avvertono gli istituti partendo da una consapevolezza: l’incertezza geopolitica «continua ad aumentare». A pesare sono i segnali di «nuovo protezionismo, frammentazione geo-economica e intensificazione delle tensioni globali». Ne è un esempio «l’aumento dei dazi legati alle politiche commerciali statunitensi», che «mostra come le sfide geopolitiche possano perturbare l’economia reale e i mercati finanziari».

L’allarme

Per la Bce è il momento di alzare il livello di guardia. I recenti sconquassi politici – dalle tensioni Usa-Ue sulla Groenlandia al blitz americano in Venezuela, dalla guerra in Ucraina ai nervosismi per Taiwan – chiamano sempre più in causa il rischio geopolitico, un fattore di criticità a 360 gradi che ha impatti trasversali su tutte le categorie di rischio tradizionali delle banche. A partire dai rischi di credito – si pensi alle esposizioni bancarie verso le economie colpite dai dazi – fino a quelli di mercato, senza dimenticare i rischi di liquidità, le cui possibili crisi restano sempre in agguato, né quelli di governance e operativi. Qualunque sia la porta di ingresso attraverso cui il fattore di “crisi geopolitica” può insinuarsi nelle banche (mercati finanziari, economia reale o cybersecurity) il problema è che oggi le reti di protezione scarseggiano. «In passato, i governi hanno utilizzato misure fiscali per attenuare l’impatto degli shock economici. Tuttavia, l’elevata spesa pubblica e i vincoli di bilancio potrebbero ridurne la capacità in futuro», avvertono Donnery e Quagliariello.