Una lettrice scrive:«Sono la mamma di un ragazzo di 17 anni. Mio figlio arbitra da diversi anni. Lo fa con passione, con quella serietà rara che certi giovani portano nelle cose in cui credono. Da poco è stato promosso dall'Aia ad arbitrare la Prima Categoria: un traguardo che abbiamo festeggiato sottovoce. Di solito non vado a vedere le sue partite, ma questa volta era diverso. Era una partita importante, mi ha detto, e alla fine ci sarebbe stata una premiazione. Volevo esserci. Me ne sono pentita. Non per colpa di mio figlio: lui ha arbitrato con calma e competenza, come sempre. Me ne sono pentita per quello che ho visto intorno a me. Per tutta la durata della partita, gli spalti sono stati teatro di continui commenti sbagliati e spesso volgari. Donne e uomini di ogni età che commentavano contro l'arbitro senza conoscere il regolamento peraltro, usando ogni fischio per sfogare frustrazioni che poco avevano a che fare con il calcio. Insulti alle doti morali della madre dell'arbitro. Commenti sulle sue presunte corna. Nessun vero tifo, nessun sano incoraggiamento ai calciatori, solo rabbia verso un ragazzo di 17 anni che cercava di fare il suo lavoro. Ma il momento che mi ha colpita di più è arrivato alla premiazione.Una donna - incinta - commentava contro mio figlio. Mi sono rivolta a lei dicendole solo che questo era lo sport e ciò che si definisce sportività. Tornando a casa ho pensato: cosa avrà imparato chi era lì? Cosa riceverà come educazione il figlio che nascerà da quella donna? Che lo sport è un ring in cui sfogare l'insoddisfazione? Che chi svolge un ruolo difficile, come l'arbitro, merita insulti? Scrivo questa lettera non per difendere mio figlio: lui sa difendersi da solo, e anzi ieri sera è tornato a casa sereno. Scrivo perché mi chiedo dove stiamo andando. Lo sport dovrebbe insegnare il rispetto delle regole, la gestione della sconfitta: valori che sembrano sempre più rari».Una mamma Un lettore scrive: «Il tempo corre veloce. Passano i mesi ma dagli inquilini di Palazzo Civico non giunge alcuna risposta alle reiterate domande poste tramite Specchio circa i parcheggi del futuro Ospedale di Torino Nord. Un ingiustificato e irriguardoso silenzio. Un'opera di tale portata non può prescindere da un adeguato piano parcheggi. Perché tanta reticenza? I posti auto annunciati con enfasi cinematografica nella conferenza stampa dello scorso novembre saranno realizzati? Saranno in numero adeguato, saranno parcheggi veri o strisce sull'asfalto? In struttura, multipiano o a raso? Come si prevede di gestire i flussi di accesso e la sosta? Preso atto della indisponibilità del Comune al dialogo con la cittadinanza, atteso il ruolo strategico della Regione su questo progetto, sottoporrei la questione al Governatore Cirio».DR* * DONA IL TUO 5XMILLE - C.F. 97507260012: specchiotempi@lastampa.it - www.specchiodeitempi.org - Info: 011.6568376.
Specchio dei Tempi, le lettere di venerdì 22 maggio
«Le pene della mamma di un giovane arbitro di calcio» – «Ospedale Pellerina Torino Nord, i dubbi sui parcheggi alimentati dal silenzio»






