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I candidati ufficiali sono tredici, ma la vera corsa per stabilire chi sarà il prossimo presidente della Colombia (il primo turno è in programma domenica 31 maggio) è ridotta a tre nomi: Iván Cepeda, senatore della coalizione di sinistra Pacto Histórico, sostenuto dal presidente uscente Gustavo Petro (la Costituzione colombiana vieta la possibilità di un secondo mandato); l’avvocato Abelardo de la Espriella, leader del movimento Defensores de la Patria, di estrema destra, che punta a posizionare la nazione nell’esatta scia tracciata dal presidente americano Donald Trump; e Paloma Valencia, senatrice del Centro Democrático, espressione di un centro-destra più moderato d’ispirazione uribista (il movimento politico associato all'ex presidente Álvaro Uribe, improntato su rigide politiche di sicurezza e conservatorismo economico). Gli ultimi sondaggi indicano Cepeda in vantaggio, con il 44% dei voti, seguito da De La Espriella con il 21,5% e da Valencia appena sotto il 20%. Sondaggi piuttosto fragili (il Consiglio Elettorale Nazionale pochi giorni fa ha avviato un’indagine sull’operato di Invamer, uno dei più importanti istituti di sondaggio in Colombia, per presunte irregolarità nella conduzione delle rilevazioni), ma che su un punto concordano: nessun candidato dovrebbe raggiungere la soglia del 50%. E dunque la partita definitiva si giocherà il prossimo 21 giugno, al ballottaggio. Su quella scheda ci sarà di certo il nome di Iván Cepeda, mentre a destra la lotta è ancora aperta, tra estremisti e conservatori.














